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Venerdì, 24 Maggio 2024
Teatro

Teatro San Leonardo, otto spettacoli per "cambiare punto di osservazione"

Il direttore artistico Simone Precoma presenta la stagione 2023/2024, dal titolo "Oltreconfine"

La nuova stagione del teatro San Leonardo di Viterbo porta "Oltreconfine". È questo il titolo scelto. "Un titolo, a dire il vero - rivela il direttore artistico Simone Precoma -, che nasce da una serie di riflessioni su limiti e confini reali o immaginari che spesso ostacolano la felicità, la crescita, la realizzazione degli esseri umani ma che, alla luce dei recenti eventi di guerra, ci riporta drammaticamente indietro a riflessioni che pensavamo superate sulla difesa violenta di confini fisici, territoriali".

Alfonso Antoniozzi, Giuseppe Berardino e Simone Precoma-2

Otto spettacoli, al via il 24 novembre, annunciati ieri dalla galleria del teatro alla presenza dei titolari Giuseppe Berardino e Vanessa Sansone e dell'assessore alla Cultura Alfonso Antoniozzi. "Come è stato per la stagione precedente - spiega Precoma - ho immaginato anche la stagione teatrale 2023/2024 come una sorta di “mostra collettiva”, nella quale ogni singolo spettacolo, proprio come le opere d’arte di un’esposizione, sono al tempo stesso autonome, foriere di significati unici e irripetibili e tessere di un mosaico che vuole essere il più possibile efficace e coerente nel restituire un valore più articolato e complesso".

Se il titolo è Oltreconfine, l'immagine scelta per rappresentare questa riflessione è un planisfero rovesciato. "Rovesciato per noi - osserva Precoma -, in altre nazioni si usa esattamente così. Ci porta a cambiare il punto di osservazione. La prima riflessione che questo comporta è pensare che tutti saremo sempre oltreconfine per qualcun altro".

Aleksandros Memetaj con Alfonso Antoniozzi e Giuseppe Berardino-2

Precoma sviscera poi, uno ad uno, gli spettacoli che riempiranno la stagione fino al 18 maggio del prossimo anno. Si parte con il pluripremiato "Albania Casa Mia" di Aleksandros Memetaj, che si pone proprio dentro questo ribaltamento di punti di vista. "Lui arrivato in Italia all’età di 6 mesi e cresciuto in Veneto, sente di aver vissuto la sua vita lontano dalla sua terra, esule di eventi talmente drammatici e complessi che richiederanno ancora anni di ricerche storiche per essere compresi pienamente e generazioni per essere vissuti senza il coinvolgimento emotivo di chi li ha esperiti sulla propria pelle. Lui stesso scrive: "Quando il popolo piange sangue e si ribella allo Stato, per un gioco controverso dell’animo umano, il cuore, pur bagnato di veleno, conserva gli odori, le immagini e i dolci ricordi di una nazione unica, con una storia sofferta e passionale"".

Il secondo titolo della rassegna è "Sìzozkhle" della Compagnia dei Girasoli. "Sìzozkhle richiama la pronuncia della parola georgiana “vita, vivere” e proprio questo è il tema dello spettacolo: uno sguardo a tutto ciò che non piace nel mondo e nella odierna società, ma anche alle cose positive e belle e a tutto ciò che è piccolo e grande, importante e inutile. Ne esce un insieme di frammenti, di incontri di figure che ci somigliano senza voler rappresentare nessuno in particolare, di immagini che evocano altre immagini e accadimenti, in una danza di scene che ci fanno pensare a quel misterioso incrocio tra concreto e ineffabile che è la vita, e il teatro. Un’esplorazione del confine tra sé e l’altro". La compagnia, già vincitrice del festival Altriteatri di Bitonto nel 2010, del festival Anrticorpi di Roma nel 2015 e presente all’11esima biennale internazionale Therapy and Theatre di Łódź in Polonia nel 2014, porta in scena l’ultimo risultato del laboratorio realizzato nell’ambito del progetto a cura della Asl Toscana sud est Area Sma Colle Val d’Elsa in collaborazione con la cooperativa sociale Valle del Sole.

Vanessa Sansone-2

Il terzo titolo in cartellone è Pseudolo, di e con Francesco Pennacchia, uno spettacolo tratto dallo Pseudolus di Plauto e presentato dalla Compagnia 47. "L’esplorazione conduce alla labile definizione di campo tra personaggio evocato e personaggio nascosto nella restituzione di una realtà attraversata e filtrata attraverso l’arte stessa del teatro, in grado dunque di restituire un registro tragicomico mediante cui approfondire la dicotomica possibilità di oltrepassare una soglia. Ed è proprio su ogni confine che avviene un processo di scambio: tra legalità e illegalità, tra il dare e il ricevere. Emblematica l’immagine carnevalesca dello “schiavo che si fa Re”. Pseudolo è la commedia plautina che, più delle altre, evidenzia la figura del servo-poeta, il regista-drammaturgo in scena, che stabilisce momento per momento quello che succede. Lo spettacolo ne è un’esplorazione e l’Altrove, in tal senso, diviene sempre e comunque un momento di un ‘riscatto’".

Il quarto spettacolo è "Tik tokers - Questa non è una storia", per la regia di Nicholas Gallo. "In una società in lotta, dove l’ego e l’ingordigia di apparire prevalgono, alcuni ragazzi talentuosi come un cantautore, un imitatore e degli attori, si ritrovano a un casting per un nuovo spettacolo prossimo ad andare in scena. Lo spettacolo è incentrato sulla linea di confine tra realtà e finzione, sulla voglia di prevaricazione di superare il prossimo e quella di apparire. Tra comicità, stand up comedy, musica, danza e dramma, Tik Tokers evidenzia tutte le forze vettoriali controverse di una realtà, quale quella che viviamo tutti, sempre più vicina alla virtualità e meno all’incontro tangibile con l’Altro".

Vanessa Sansone, Giuseppe Berardino e Simone Precoma-2

Il quinto spettacolo è "In terra in cielo", della compagnia Garbuggino Ventriglia. "Lo spettacolo, attraverso la figura archetipica di don Chischiotte, mira a esplorare la relazione dell’essere umano con l’estrema nudità esistenziale. Il ‘miracolo’ della narrazione, se così può dirsi, si pone nell’istante situazionale in cui avviene una “resurrezione dello sguardo aperto su un mondo anch’esso risorto, che risorge ogni giorno, sulla bellezza del creato non più straziante ma colma di tenerezza”. Scrive Graziano Graziani: “Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino sono l’incarnazione impossibile del teatro che non ha carne, il teatro fantasma che appare come un sogno e lascia interdetti come di fronte a una visione, il teatro che trattiene e che dell’intrattenimento non sa proprio cosa farsene”".

Il sesto spettacolo è "Pasolini – Sotto gli occhi di tutti", di Margot theatre company, per la regia di Valentina Cognatti. "Lo spettacolo omaggio a Pier Paolo Pasolini è vincitore dei premi “Fantasio festival 2021” e “Scintille teatro 2022”. L’intenzione dello spettacolo è quella di raccontare la vita di Pier Paolo Pasolini attraverso un viaggio reso per immagini e puntuale nel lasciare emergere il rapporto teso e conflittuale tra il poeta e la società italiana degli anni ’60-’70. Al centro della scena, una pedana di legno sospesa, retta da braccia umane. Nello stesso spazio, solitario e visionario, si muove il poeta, in eterno dialogo e scontro con la struttura del suo tempo".

Il settimo titolo è "Solamente in Acirema", di e con Manuele Pica per la regia di Simone Precoma. "Lo spettacolo porta in scena un viaggio forte ed emozionante di chi ha deciso di rischiare di perdere “tutto” per raggiungere una meta da colmare di “fortuna”: la propria nuova vita in America. Ma la narrazione del protagonista incrocia lungo il percorso un ostacolo insormontabile che frena il sogno: il blocco di ogni partenza dall’Italia imposto da Benito Mussolini. Ed è qui che tutto crolla, perché quell’America con la A maiuscola, diventerà un’america minuscola, ovvero lontana. Un desiderio, dunque, che logora l’anima, divenendo pura utopia e a volte, come accade in Acirema – provate a leggerla al contrario –, una follia… in cui Solamente (solo la mente) può permettere di raggiungere quell’infinito.

L’ottavo spettacolo è "Il nostro deserto non significa niente", di e con Davide Giordano e Remo Stella, per la regia di Davide Giordano. "Con sfumature di un linguaggio beckettiano, lo spettacolo narra gli accadimenti entro un vuoto, rappresentato dallo spazio del teatro stesso che per natura e necessità chiede di essere interrogato sull’essenzialità dell’Essere. Per tale motivo gli individui che abitano la scena assumono lo stesso nome dei ruoli che interpretano. Ed è qui che il concetto di confine tende a definirsi, ovvero nel ‘luogo’ in cui la finzione e la vita lasciano riaffiorare l’inconscio, tanto dell’individuo quanto della collettività".

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