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COMMENTI A CALDO

Sindaca a rischio processo, Marini: "Un fatto grave che danneggia tutta la città"

Il consigliere comunale Giulio Marini: "Situazione drammatica mai successa prima, va presentata una nuova mozione di sfiducia". Da FI al Pd passando per la Lega le reazioni delle opposizioni alla richiesta di giudizio immediato per Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini

Martedì 16 aprile la procura di Viterbo ha depositato la richiesta di giudizio immediato per il sindaco Chiara Frontini e suo marito Fabio Cavini sulla base dell’articolo 338 del codice penale, ossia minacce a corpo politico. La pratica, come da prassi, adesso è passata al gip incaricato, Rita Cialoni, che dovrà decidere se accogliere la richiesta oppure respingerla. Una notizia che ha sconquassato il Comune, sia maggioranza che opposizione. Su tutti ha colpito i coniugi Cavini, che ora rischiano il processo per le frasi pronunciate la sera del 26 settembre 2023 a casa del consigliere Marco Bruzziches. Loro si aspettavano un’archiviazione, che però non è arrivata. Potrebbe arrivare tramite il gip, ma per il momento è tutto sul filo del rasoio.

E, mentre Frontini e Cavini si trincerano nel silenzio, in attesa degli sviluppi, a parlare sono i consiglieri comunali di opposizione. Andrea Micci, della Lega, ha chiesto le dimissioni non solo della prima cittadina ma anche del suo vice: “Un atto dovuto - ha spiegato - non tanto per la vicenda di tipo penale, quanto per la questione morale e l’opportunità politica. A maggior ragione che oggi c’è un rinvio a giudizio, dovrebbe rimettere la parola ai cittadini. Crediamo veramente che sia arrivato il momento. Dall’altra parte ci aspettiamo anche le dimissioni del vicesindaco, Alfonso Antoniozzi, a questo punto, poiché aveva dichiarato che in caso di rinvio a giudizio del sindaco lo avrebbe fatto”. Si è espressa anche Luisa Ciambella, lista Rocca-Per il bene Comune: “Qualora tutto venisse confermato, sarebbe un’immagine desolante della città. Mai negli anni Viterbo ha conosciuto una situazione simile”. Un concetto da lei ribadito più volte dallo scoppio del caso Bruzziches.

Dal Partito democratico nessuna nota ufficiale, ma un diffuso senso di sbigottimento dopo la richiesta della procura. La consigliera dem Lina Delle Monache confida: “Eravamo rimasti alla chiusura delle indagini, invece poche ore dopo siamo stati informati dalla stampa che i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio. Personalmente sono senza parole”. Il Pd, peraltro, aveva deciso di non firmare la mozione di sfiducia redatta dal centrodestra. L’altro partito a non averla firmata è Forza Italia, che tramite Elpidio Micci si esprime sul fatto: “Sul piano giudiziario ognuno si deve assumere la responsabilità di quel che fa. Mi rimetto alle decisioni della procura, se hanno scelto per il rinvio a giudizio avranno avuto dei buoni motivi, perché il lavoro svolto ha portato a questi risultati. Ecco perché non ho firmato la mozione di sfiducia, io credo che sia importante rispettare il lavoro dei magistrati. Sia Frontini che suo marito sono grandi e vaccinati, se hanno commesso degli errori ne pagheranno conseguenze. La legge è uguale per tutti, a maggior ragione per chi ricopre un incarico pubblico”. 

Fratelli d’Italia non si è ancora pronunciata. Lo farà in queste ore, quando l’elemento sorpresa sarà sfumato e i vertici del partito avranno compiuto le necessarie riflessioni. A fare un’ampia panoramica della faccenda dal punto di vista politico, però, è Giulio Marini, storico volto di Forza Italia, nonchè ex sindaco, appena rientrato in consiglio comunale. La sua proposta è rivolta a tutti i partiti, compresi quelli di maggioranza: “Non voglio fare il killer di Frontini, quello che vorrei è la discussione in aula della questione. Senza bugie. Sia maggioranza che minoranza devono assumersi delle responsabilità. È li luogo deputato per decidere se l’amministrazione deve andare avanti o no. Per questo invito a riformulare la mozione di sfiducia e a trovare i numeri per la discussione in consiglio comunale. Alla luce dei fatti, la discussione può essere affrontata ancora meglio. Altrimenti chi non vorrà farlo se ne assumerà le  responsabilità di fronte alla città, ma la discussione ci deve essere. Non avendo chiara la situazione potremmo fare giudizi sommari e dire addio garantismo. Lei invece dovrebbe venire in consiglio, dire quello che ritiene opportuno, avviare una discussione e poi votare la sfiducia. Almeno i cittadini saranno al corrente di tutto”. 

“Non sono un avvocato - prosegue Marini - ma mi sembra una cosa grave. Io sposo quello che il mio partito ha sempre proclamato, sono garantista e quindi fino al giudizio non traggo conclusioni. Però l’indagine ha portato all’evidenza un fatto grave, in trent’anni non mi sono mai capitate queste situazioni drammatiche, tra minacce e controminacce”.

L’ex sindaco, peraltro, sottolinea un aspetto fondamentale: “Nelle ultime legislature c’è stata un’eccessiva penalizzazione nei confronti degli amministratori con la legge Severino. Purtroppo incide negativamente sul ruolo dell’amministratore. È opportuno che si svolga il giusto processo in rapidità e, se dovesse vedere la condanna, diventerebbe un problema per la città di Viterbo, perché dal primo grado di giudizio si viene sospesi dalla carica. Da una vicenda interna alla maggioranza scaturisce danno per i viterbesi. Le amministrazioni dovrebbero durare cinque anni, per dare modo ai cittadini di avere un giudizio completo sull’amministrazione. Poi dopo ci sono le leggi, a cui ognuno di noi deve ottemperare”.

Quanto al discorso sfiducia: “La mozione di sfiducia l’ho firmata con ancoraggio al programma, non alla questione giudiziaria. Oggi potrebbe essere fatta una mozione che si ancora al tema programmatico con una base più forte dal punto di vista giudiziario. Il commissariamento è un dramma, parliamoci chiaro. La gente, se la politica non interviene, si disinnamora. La partecipazione elettorale è già bassa, queste situazioni nefaste ci porterebbero a un altro momento di grande indecisione dove è difficile dare risposte ai cittadini”. A questo punto, Marini dà un consiglio a Frontini, da ex primo cittadino: “Lei deve proseguire sperando nell’assoluzione, noi non sappiamo bene le motivazioni dei magistrati. Non conosco le basi, per questo sono prudente e dico vediamo cosa accade successivamente. Però la cosa è grave. Noi cittadini ci dobbiamo interrogare su quello che facciamo durante le elezioni, il fascino che desta il candidato a volte non ha tutte le caratteristiche e le esperienze da mettere in campo per affrontare la difficoltà di essere il rappresentante legale dell’ente. Affrontare le cose in quella maniera della presunta cena, dà l’idea di non aver piena conoscenza del livello di preparazione e di professionalità che ci vuole per essere il rappresentante legale del comune. Non stai in un’Italia sconosciuta, sei il sindaco di un capoluogo di provincia. È impensabile che un sindaco cada in una cosa del genere”.

Un rimbrotto sulla preparazione, in sostanza: “Il livello prima era nettamente più alto e ci ha permesso di affrontare in maniera ottimale il mandato del sindaco e della sua giunta. Una cosa del genere a me non è mai capitata, non l’ho neanche mai sentita raccontare. Nessuno è mai venuto da me a dirmi cose del genere. Nessuna minaccia e nessuno si è mai avvicinato a propormi qualcosa e ne sono contento, perché se nessuno si è svvicinato vuol dire che sapeva che non doveva farlo”.

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