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Venerdì, 19 Aprile 2024
TUSCIA RADIOATTIVA

Deposito nucleare, le due facce del Pd: a Viterbo contrari ma favorevoli in Parlamento. L'ira di Panunzi e dei sindaci

In Parlamento i dem ostacolano e criticano l'autocandidatura di Trino difendendo la Cnai, il documento che sindaci e amministratori viterbesi vogliono affossare

C’è più di qualcosa che non torna sulla posizione del Partito democratico in merito alla questione del momento, quella del deposito nazionale di scorie nucleari. Come ribadito diverse volte negli ultimi mesi, Sogin - società statale incaricata del decommissing delle centrali nucleari e di costruire il deposito - ha individuato ben 21 siti viterbesi tra i 51 ritenuti idonei ad ospitare i rifiuti radioattivi. Tuttavia, nessuno dei comuni racchiusi in queste aree intende accogliere il bunker sul proprio territorio. Pertanto, assieme alla Provincia, gli enti locali della Tuscia hanno deciso di ricorrere ad una vera e propria battaglia legale per scongiurare l’ipotesi, presentando una sfilza di ricorsi al Tar. Ma situazioni del genere non stanno accadendo solo nel Viterbese. Altre province italiane selezionate da Sogin, infatti, hanno espresso più volte il loro diniego. Ma il deposito va fatto, e pure necessariamente. Lo impone l’Unione Europea.

E così il governo Meloni, per rompere l’impasse, ha scelto nel Dl Energia di aprire alle autocandidature, così da non costringere nessun comune ad accettare decisioni calate dall'alto. L’unico a fare richiesta è stato il comune di Trino, provincia di Vercelli. Tuttavia, l’ultima parola spetterà a Sogin, che già in passato ha esposto diverse perplessità riguardo l’eventualità di costruire il deposito nel vercellese per ragioni tecniche. Nel frattempo, però, sono usciti fuori altri comuni interessati e l’esecutivo ha scelto di prorogare i termini per la presentazione delle autocandidature. Il testo della proroga è approdato lunedì scorso alla commissione ambiente della Camera, organo presieduto dal deputato viterbese Mauro Rotelli. È in questa sede che si è manifestato il bipolarismo del Pd.

La novità proposta dal centrodestra, difatti, si è scontrata col parere assolutamente contrario delle forze di centrosinistra, in particolare Pd e Movimento Cinque Stelle, i cui deputati non solo hanno votato contro la modifica ma hanno anche difeso la Cnai redatta da Sogin arrivando, addirittura, a formulare un emendamento per dare la priorità ai siti inclusi nell'attuale mappatura rispetto alle autocandidature. L’obiettivo, non riuscito in quanto la maggioranza ha respinto tutte le richieste approvando il nuovo Dl Energia, era quello di mandare all’aria la pista Trino, evitare le autocandidature e favorire le 51 aree idonee. Una strategia che avrebbe chiaramente inguaiato la Tuscia, dato che con i suoi 21 siti ha una probabilità molto alta (41%) di vedersi scelta per diventare sede del deposito. 

Il deputato dem Federico Fornaro, in commissione, ha bocciato così l’ipotesi Trino: “Nella scorsa legislatura - ha detto - Sogin ebbe modo di riferire che i requisiti che devono avere i siti per il deposito nazionale sono diversi a quelli che devono avere i siti che possono ospitare centrali nucleari, ad esempio non debbono essere vicini a corsi d'acqua a differenza di ciò che avviene a Trino. Ritengo assai negativo che l'iter si sia bloccato per così tanto tempo in quanto la problematica è ancora lì e non è risolta”. Osservazioni condivise dalla grillina Emma Pavanelli: “Il mio gruppo intende velocizzare la procedura per l'individuazione del sito, proseguendo con un approccio basato su criteri scientifici stringenti. È altamente inopportuno riaprire i giochi rispetto a quanto sinora definito, permettendo di proporre autocandidature anche in aree che non sono state considerate idonee”. Christian Di Sanzo (Pd) ha invece presentato un emendamento per proporre di incrementare le misure premiali per stimolare un'accelerazione dell'individuazione del sito per il deposito, sopprimendo nello stesso tempo la norma dell'articolato che prevede la possibilità di autocandidature anche per comuni situati al di fuori delle aree individuate nella Cnai. “Reputo profondamente sbagliato - ha argomentato - interrompere il percorso in atto che è stato condotto tenendo conto dell'esperienza internazionale ed è basato su rigorosi criteri tecnico-scientifici e sull'ascolto dei territori”. 

Criteri tecnico-scientifici che, per quanto riguarda la Tuscia, sono stati messi in dubbio da un gruppo di 21 geologi, i quali hanno sollevato perplessità sulle cartografie utilizzate da Sogin, giudicate datate. Per quanto riguarda l’ascolto dei territori, poi, va detto che nella nostra provincia non ci sono stati particolari dibattiti se non il più recente, quello al seminario organizzato dalla società (2021). Per il resto, le osservazioni di Comuni, Provincia e comitati non sono state minimamente raccolte, stando a quanto riportato dai proponenti. Oltre al Pd, anche i 5 Stelle hanno scritto un emendamento per dare priorità ai siti inclusi nella Cnai rispetto alle autocandidature. Tutte le proposte del centrosinistra, come detto, non sono state approvate. 

Ma l’aspetto paradossale di tutta questa faccenda è la clamorosa difformità tra la posizione del Partito democratico in Parlamento e quella portata avanti nel Viterbese. A Roma i dem sostengono una tesi ben chiara: “Intendiamo mostrarci coerenti - espone Chiara Braga - con le decisioni assunte in passato, ossia l'esigenza di realizzare in tempi rapidi e in un luogo adeguato il sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi”. Di tenore totalmente opposto quella di Enrico Panunzi, leader piddino nella Tuscia nonchè vicepresidente del Consiglio regionale: “Sogin finora è costata quasi 4 miliardi di euro, soldi prese dalle bollette elettriche dei cittadini. Dobbiamo trovare ogni mezzo legale per impedire che il nostro territorio accolga il deposito”. Insomma, la dissonanza è evidente, come è altrettanto evidente che non pare esserci una linea politica verticale all’interno del Pd. Quanto accaduto in commissione, peraltro, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe provocato l’ira dello stesso Panunzi e di buona parte degli amministratori locali dem, i quali avrebbero rimproverato i parlamentari di aver agito senza consultare i rappresentanti dei territori interessati.

Il dibattito sul deposito a Montecitorio è proseguito fino a stanotte, quando alla Camera si è discusso il disegno di legge propedeutico alla luce verde per il Dl Energia. Anche ieri, sia Fontana (5S) che Di Sanzo (Pd) hanno ribadito quanto affermato in commissione. Anche in aula, gli ordini del giorno targati centrosinistra non sono passati.

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