Domenica, 14 Luglio 2024
TUSCIA RADIOATTIVA

Deposito nucleare nella Tuscia, Romoli contro Sogin: “Chiediamo un’audizione, non hanno ascoltato i nostri approfondimenti tecnici”

Il presidente della Provincia presenta una mozione che spiega come si muoverà la provincia per evitare che le scorie arrivino nella Tuscia

La Provincia ribadisce il proprio “No” alla realizzazione di un deposito di scorie nucleari nella Tuscia. Stamattina, in Consiglio provinciale, il presidente Alessandro Romoli ha sottoposto all’assemblea l’approvazione di una mozione d’indirizzo contenente un testo in versione ultimativa che tiene conto del percorso portato avanti dall’ente, dai Comuni e dai comitati per evitare possibilità di ospitare nel Viterbese il deposito nazionale di rifiuti nucleari. L’atto è stato approvato all’unanimità da tutte le forze politiche. 

“Questa - ha detto Romoli - è una battaglia che riguarda tutti noi, a prescindere dalle ideologie, e riguarda soprattutto i cittadini di un territorio che già per molti versi ha contribuito alle economie nazionali in termini di servizi e servitù a noi attribuite. Non possiamo e non vogliamo ospitare questo deposito, lo abbiamo espresso nelle assemblee dei sindaci e nei Consigli provinciali”. Il presidente afferma di voler opporre resistenza: “Una resistenza attiva che individui in questioni di carattere tecnico l’impossibilita di ospitare in questo territorio le scorie. In un sistema economico che gravita maggiormente attorno all’agricoltura e al turismo, andare a raccogliere questo tipo di rifiuti a livello nazionale depaupera, depotenzia e vanifica tutto il lavoro che stiamo svolgendo nei territori comunali con grande apprezzamento, valorizzando i nostri borghi nella loro essenza”. 

Romoli poi ha anche attaccato duramente Sogin, la società partecipata dallo Stato incaricata di costruire il bunker: “Siamo rimasti male dell’atteggiamento della Sogin, che di fronte ai nostri legittimi approfondimenti tecnici, di fatto ha portato avanti la procedura come se nulla fosse, senza nemmeno prendere in esame anche solo parzialmente quel che noi gli avevamo sottoposto”. Il presidente ha poi detto: “Nell’elenco della Cnai ci sono siti idonei a ridosso di siti sensibili di varia natura”. 

Nel dettaglio, la mozione impegna il presidente della Provincia “alla partecipazione e alla promozione di iniziative e tavoli tecnici che possano rimettere in discussione le proposte di CNAPI e CNAI sulla base dell'analisi delle criticità emerse dal Seminario

Nazionale e unanimemente condivise da tutti gli stakeholder italiani intervenuti al procedimento”. Ma non solo: “A richiedere, nell'immediato, una audizione presso la Sogin con una cabina di regia in rappresentanza del Consiglio provinciale, dei sindaci della provincia, dei tecnici comunali, provinciali e della Regione Lazio al fine di rappresentare la reale situazione cartografica, geologica e idrografica del territorio provinciale, le evidenze storico culturali, le aree a colture di pregio, la vincolistica ambientale, le infrastrutture esistenti e di progetto”. Infine, Romoli avrà anche il mandato di “intraprendere tutte le iniziative, anche di ordine legale, ritenute necessarie a sostenere le ragioni di contrarietà all'accettazione del deposito nazionale sul territorio provinciale”.

La Provincia, come noto, si è costituita nei giudizi avviati e, fino al 13 gennaio, potrà anche costituirsi nuovamente in giudizio visto l’ultima pubblicazione di Sogin. “La mozione - ha concluso Romoli - oggi raccoglie i fatti successi e dà una prospettiva di unitarietà a quel che dobbiamo fare. Non vogliamo opporre solo una resistenza sotto il profilo giuridico ma chiedere anche una richiesta di audizione per rappresentare criticità tecniche, depositando memorie puntuali già redatte”. Insomma, guerra aperta. E ora non resta che aspettare di capire quale sarà la contromossa di Sogin, che finora ha ignorato ogni opposizione da parte delle istituzioni viterbesi.

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