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ELEZIONI PROVINCIALI

Elezioni provincia: Frontini verso il Pd, Forza Italia si divide e Ciambella guarda al centrodestra

Le ultime novità sulle mosse dei partiti in vista delle elezioni provinciali, in programma per la prossima primavere

Le prossime elezioni provinciali, secondo le ultime indiscrezioni, dovrebbero tenersi il 17 marzo. Tra esattamente tre mesi, dunque, si conosceranno i nomi dei nuovi componenti del consiglio di palazzo Gentili. Un passaggio molto importante, anzi, cruciale per il presidente Alessandro Romoli, che capirà come sarà composta la sua maggioranza. Questo, ovviamente, a patto che una maggioranza riesca a uscire dalle urne e, soprattutto, che Romoli riesca a trovare un Comune dove venire eletto sindaco al fine di non perdere il trono presidenziale. In questo scenario si stagliano diverse possibilità, con i partiti e le coalizioni della politica viterbese che cominciano a prendere posizione.

Tutti i riflettori, in questo momento, sono puntati su Chiara Frontini e sul suo movimento civico, Viterbo2020. Il sindaco del capoluogo esprimerà certamente due consiglieri, con la possibilità di arrivare a tre qualora dovesse essere confermata la presenza, tra le sue liste, di Italia Viva. Inevitabilmente, questo rende la compagine frontiniana l’ago della bilancia di queste elezioni. Al fine di creare una maggioranza, infatti, quei due - o tre - membri del consiglio che verranno eletti per Viterbo2020 saranno fondamentali visto che né il centrodestra né il centrosinistra attualmente hanno i numeri necessari. E, a quanto pare, Frontini avrebbe già deciso con quale delle due parti schierarsi, ossia quella di Romoli e del Partito democratico. E qui subentra un’altra incognita, ancor più interessante.

Dato che Romoli sembra intenzionato a mantenere lo status quo, ovvero quello di un governo con la sua corrente di Forza Italia e i dem panunziani, il gruppo forzista è sostanzialmente spaccato. Da un lato c’è l’ala romoliana, tra cui figurano quasi la totalità degli amministratori locali più il deputato Francesco Battistoni e il numero uno provinciale Andrea Di Sorte. Dall’altra, invece, c’è la vecchia guardia viterbese: Giulio Marini, Giovanni Arena e Paolo Muroni. La prima fazione andrà, molto probabilmente, con il centrosinistra. La seconda resterà nel centrodestra. Nel mezzo, poi, c’è Umberto Fusco, che mira a diventare una sorta di terzo aggregatore in grado di attrarre i voti soprattutto dei delusi salviniani.

Capitolo centrodestra. La coalizione che attualmente governa la Regione, recentemente, ha visto al suo interno l’ingresso ufficiale del gruppo civico guidato da Luisa Ciambella. Il suo movimento, Per il bene comune, è appena confluito all’interno della lista elettorale del governatore laziale Francesco Rocca. E, in coerenza con il percorso cominciato a inizio 2023, resterà nell’alveo dell’alleanza insieme a Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Ciambella ha fatto sapere che si presenterà alle elezioni, probabilmente con una propria lista in appoggio a quelle della coalizione.

Gli altri alleati, FdI e Lega, vivono momenti completamente differenti. Se i meloniani sono in grande salute, il Carroccio attende ancora un sussulto che ridonerebbe speranza in vista delle future scadenze elettorali. Le provinciali, in questo senso, sono un test cruciale per capire verso quale direzione andranno i due partiti. La fiamma tricolore veleggia, finora, verso le europee e le amministrative con tutti i favori del pronostico, sognando anche la possibilità di esprimere una candidatura locale al parlamento europeo. I leghisti, dal canto loro, si augurano di riprendersi da una stagione complicata segnata da addii importanti come quello di Umberto Fusco, passato a FI.

Come facilmente intuibile, la partita è dunque ancora in fase primordiale. Si delinea, ad oggi, uno scenario che vede la contrapposizione di due blocchi: l’asse Frontini-Romoli-Panunzi contro il centrodestra e Luisa Ciambella. Potrebbero trovare spazio, tra le righe, anche partiti minori della sinistra extraparlamentare, come Rifondazione comunista e altre sigle della falce e martello, mentre nell’estrema destra non sembra possibile la composizione di liste alternative. Con queste premesse, sembra essere leggermente favorita - per una mera questione di seggi elettivi - lo schieramento composto da frontiniani, romoliani forzisti e dem. Questo segnerebbe una profonda, e probabilmente definitiva, frattura nel centrodestra, con Romoli che si porrebbe nuovamente fuori dalla coalizione. Qualora le cose dovessero andare così, non è da escludere che Fratelli d’Italia e Lega possano chiedere a Forza Italia di prendere provvedimenti. Anche perché, sempre per una questione numerica, i numeri per restare dentro l’alleanza ci sarebbero, sostengono meloniani e leghisti. 

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