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POLITICA

Elezioni provinciali, è il giorno del giudizio: 743 amministratori al voto

Sindaci e consiglieri comunali della Tuscia chiamati al voto dalle 8 alle 20: quale sarà il nuovo Consiglio provinciale?

È il giorno del giudizio per la Provincia. Dalle 8 di stamani alle 20, 743 tra sindaci e consiglieri comunali di tutta la Tuscia sono chiamati ad esprimere il loro voto per eleggere il nuovo Consiglio provinciale. In tutto, i candidati sono 62 ma i posti disponibili nel parlamentino di Palazzo Gentili sono solo 12. Lo scrutinio inizierà lunedì 18 marzo alle 8:30, quando tutti i 748 amministratori locali dei 60 comuni della provincia avranno votato. Come ormai noto, per effetto della riforma Delrio il sistema di voto è quello del criterio ponderale, ossia più o meno “pesante” in base alla fascia demografica assegnata ad ogni centro abitato.  

Nella fascia A sono compresi i comuni con popolazione fino a 3mila abitanti ha 348 elettori, nella B quelli fino a 5mila (130 elettori), nella C quelli fino a 10mila abitati (169 elettori). Nella D figurano i comuni fino a 30mila abitanti (68 elettori) e, infine, nella E quelli fino a 100mila abitanti. In quest’ultima rientra solo Viterbo, il capoluogo, con i suoi 33 rappresentanti tra consiglieri e la sindaca Frontini.

Stando alle previsioni della viglia, sembrerebbero essere due i possibili esiti del voto. Il primo è uno schema 4-4-2-2, che vede 4 consiglieri assegnati a Fratelli d’Italia e Partito democratico e 2 a testa per Forza Italia e Chiara Frontini. L’altra ipotesi, invece, è quella del 3-3–2-2-1-1: tre consiglieri ciascuno a FdI e Pd, 2 a Frontini e Forza Italia e uno a Lega e Luisa Ciambella, lista Rocca. Trattandosi comunque di previsioni, ogni calcolo è ovviamente rimandato a lunedì, quando lo spoglio metterà tutti d’accordo. Ogni lista, in base a quello che sarà l’esito del voto, potrebbe potenzialmente acquistare o perdere i voti stimati. 

Dal punto di vista politico, queste elezioni segnano il ritorno di una forte contrapposizione bipolare tra Fratelli d’Italia e i dem. La sfida per eleggere più consiglieri, difatti, è tra questi due partiti, con gli altri costretti al ruolo di gregari. Dalle urne dovrebbe uscire una maggioranza, perlomeno questo è ciò che il presidente Alessandro Romoli si aspetta. Potrebbe essere una di centrodestra, con Forza Italia e Lega assieme ai meloniani e, forse, a Luisa Ciambella, oppure un’alleanza trasversale formata da berlusconiani, piddini e civici frontiniani. Qualora non si dovesse arrivare ad una maggioranza, Romoli potrebbe comunque governare tramite decreti, anche senza una squadra a sorreggerlo in Consiglio.

In particolare per l’attuale presidente sarà una domenica da vivere con forte interesse, visto che il suo partito, Forza Italia, di cui è da poco diventato coordinatore, potrebbe non rispondere compatto all’appello. Si tratta, dunque, di una sorta di referendum sulla figura di Romoli. Per quanto riguarda Frontini, invece, la prima cittadina di augura che il caso Bruzziches possa non incidere sul voto, nonostante a ciò si sia aggiunta anche la notizia, uscita ieri, secondo cui la prima cittadina sarebbe indagata assieme al marito Fabio Cavini per l’ipotesi di minacce ai danni del consigliere comunale passato alla minoranza nel dicembre 2023. Una campagna elettorale abbastanza anonima e condita “solo” da alcuni scandali extrapolitiche come, per esempio, l’affare Bruzziches. Frontini e Romoli, tuttavia, spera che i fatti di cronaca possano non avere alcun effetto sulla volontà di voto degli elettori.

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