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Sabato, 22 Giugno 2024
ELEZIONI PROVINCIALI

Forza Italia, la possibile alleanza con Pd e Frontini può spaccare il partito

Gli azzurri si preparano alle provinciali, ma spostarsi a sinistra abbandonando FdI e Lega potrebbe causare pericolose spaccature come accaduto a Latina

Non tutti i forzisti della Tuscia sono favorevoli a una nuova alleanza con il Pd per governare la Provincia. È questa la vox populi che circola da giorni all'interno delle chat dei gruppi locali di Forza Italia quando manca sempre meno al voto per le provinciali, in programma domenica 17 marzo. Anche perché, a quanto pare, dell'alleanza trasversale dovrebbe far parte anche Viterbo2020, il movimento civico del sindaco del capoluogo Chiara Frontini, alle prese con l'ormai noto caso Bruzziches. In molti, tra gli amministratori locali, hanno poi assistito a quanto successo a Latina, dove il partito berlusconiano si è spaccato in occasione delle elezioni provinciali, minando le fondamenta del regno di Claudio Fazzone, artefice e promotore dell'alleanza anomala anche nel pontino. Le premesse, insomma, non sono delle migliori.

Il rischio che all'interno di Forza Italia nel Viterbese possano esserci dei franchi tiratori, pronti a non votare il partito, è un'ipotesi assolutamente da non escludere. I preavvisi, in questo senso, sono già arrivati da Vasanello, dove il circolo locale è stato decapitato dopo che Luigi Stefanicci, consigliere comunale di FI, si è candidato nella lista Rocca, guidata nella Tuscia da Luisa Ciambella. Il coordinatore azzurro Alessandro Romoli, che della Provincia è presidente tramite un'asse con il Pd, dopo lo smacco subito ha immediatamente commissariato il circolo e sospeso Stefanucci. Linea dura senza paura. L'intento era, probabilmente, quello di dare un segnale al resto del partito, scoraggiando sabotatori e dissidenti. Ma dopo l'accaduto, all'interno della base, serpeggia il malcontento per una gestione giudicata troppo intransigente e poco incline all'ascolto e al dialogo. E chissà che i fatti di Vasanello non possano ripetersi in altri comuni.

Una nuova alleanza con il Pd, tra l'altro, porrebbe nuovamente Forza Italia in una posizione di ambiguità nei confronti del resto del centrodestra. Fratelli d'Italia, pubblicamente, ha già messo le cose in chiaro: "Non c'è alternativa a un governo di centrodestra, speriamo Romoli lo comprenda", hanno detto Luca Giampieri e Stefano Zacchini alla presentazione della lista Tuscia tricolore. La replica romoliana è arrivata ben presto: "Nessuno ci deve insegnare che il centrodestra è la nostra casa". Dopo l'affaire Stefanucci, Romoli ha poi rilanciato puntando il dito contro Ciambella: "Non possiamo accettare il civismo di chi prima stava nel centrosinistra". In sostanza, la classica zuffa pre-elettorale.

Il problema, per Romoli, è che gli attacchi non arrivano solo dall'esterno. Il neo coordinatore, infatti, deve fare i conti anche con problematiche interne, le quali si sono acuite dopo il distaccamento di Giulio Marini. Quest'ultimo, ex sindaco di Viterbo, è stato uno dei fondatori del partito nella Tuscia, ma negli ultimi mesi si è un po' allontanato da Forza Italia. Tra lui e Romoli, è cosa nota, non corre buon sangue. E, come rivelato lo scorso gennaio a ViterboToday da un amministratore locale azzurro, un eventuale addio di Marini potrebbe letteralmente stravolgere il partito: "Sicuramente un addio di Giulio Marini porterà a delle conseguenze, è normale che quando si apre un nuovo corso bisogna anche fare delle analisi. Ognuno farà le sue". Il perché è evidente: "Se il partito preferisse guardare a sinistra, ci sono tante persone che non condividerebbero. Non solo gli elettori. La collocazione di Forza Italia è nel centrodestra". 

Un altro giro di valzer a sinistra, dunque, potrebbe causare non pochi problemi in Forza Italia. Ma i conti si fanno quando c'è l'oste e, per questo, bisognerà attendere l'esito delle urne. Se tutti gli amministratori forzisti presenti nei 60 comuni viterbesi dovessero fare il loro lavoro, allora il partito potrebbe eleggere 2, forse addirittura 3 consiglieri. Ma se l'ipotesi di una rivolta dovesse invece concretizzarsi, a quel punto gli effetti saranno tutti da valutare. Tutto dipenderà da eventuali franchi tiratori, pronti (forse) a girare le spalle a Romoli.

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