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IL RETROSCENA

L'inspiegabile (ma non troppo) virata a sinistra di Chiara Frontini

La prima cittadina, cresciuta nel vivaio della destra viterbese, ora ammicca al Pd e all'ala forzista guidata da Alessandro Romoli. Una svolta, questa, dettata più dalla convenienza che da altro. Ma come la prenderanno i suoi elettori?

Viterbo, storicamente, non è mai stata una città di sinistra. Dei 16 sindaci - 6 eletti e 10 nominati dal Consiglio comunale - che si sono succeduti dal 1946 ad oggi, solo uno di questi apparteneva ad uno schieramento di centrosinistra: Leonardo Michelini. E, col senno di poi, si può dire che la sua maggioranza, composta da Pd ed altre liste civiche, di sinistra non è che avesse così tanto. Tutti gli altri primi cittadini, fino al 1992, hanno vestito i panni scudocrociati della Dc, mentre quelli della Seconda Repubblica, da Meroi ad Arena passando per Gabbianelli e Marini, sono stati invece esponenti del centrodestra. Una tradizione interrotta nel 2022 da Chiara Frontini, primo sindaco donna nonché primo sindaco civico della città, ossia slegato dai partiti. Ma, adesso, la giovane leader di Viterbo2020 si trova di fronte ad un bivio. E sembra anche aver già scelto quale delle due strade percorrere.

L’exploit elettorale del capoluogo, che l’ha portata al timone di Palazzo dei Priori, ha fatto inserire Frontini e i suoi nel grande scacchiere della politica viterbese. Sin dalla sua elezione, o meglio, da ancor prima, la Gebirah del popolo arancionero è stata corteggiata dai partiti tradizionali. Al ballottaggio ci ha provato Fratelli d’Italia, poi subito dopo la proclamazione è stata Forza Italia a tentare di strappare un accordo. Infine è stato il turno del Partito Democratico, che adesso sembra in procinto di riuscire a stringere un’alleanza. A patto che questa non sia stata già sancita nelle segretissime stanze. 

L’ASSE FRONTINI-PD-ROMOLI: UNA MOSSA IN VISTA DELLE PROVINCIALI

L’avvicinamento tra la Chiara viterbese, il totem piddino Enrico Panunzi e Alessandro Romoli, capocorrente di Forza Italia, è tutto fuorché una mossa cervellotica. Magari azzardata dal punto di vista elettorale, e questo vale per tutte e tre le parti in causa, ma di certo ragionata nei minimi dettagli. Questa sorta di patto tripartito - le cui avvisaglie erano evidenti da alcune settimane - trova la sua congiuntura perfetta in vista delle ormai imminenti elezioni provinciali. Con la legge elettorale attuale, infatti, il ruolo dei frontiniani è decisivo al fine di costituire la nuova maggioranza che manderà avanti l’amministrazione di Romoli. De facto, Viterbo2020 è l’ago della bilancia. L’accordo, sotto l’aspetto politico, conviene a tutti. Al presidente, che avrebbe la sua squadra in consiglio provinciale. Al Pd, che sarebbe certo di governare Palazzo Gentili ancora per qualche anno. Ma soprattutto a Frontini stessa che, per la prima volta, assieme al suo gruppo, metterebbe piede in Provincia. La prova generale dell’intesa c’è stata martedì scorso, quando l’assemblea dei sindaci è stata chiamata ad eleggere il nuovo presidente dei revisori dei conti di Talete. A grande sorpresa, la prima cittadina del capoluogo si è schierata proprio con i dem e Romoli, votando per la rielezione di Stefania Santini, nominata in quota Pd.

UN UNICO NEMICO: FRATELLI D’ITALIA

Ma in molti si chiederanno perché mai Frontini, dopo aver costruito per anni il suo profilo politico indossando i panni dell’anti-casta, ora dovrebbe strapparseli di dosso tutto d’un tratto. L’impressione, che peraltro si fa strada anche tra gli animi dei consiglieri comunali viterbesi di maggioranza, è che l’unico avversario all’altezza in vista delle prossime elezioni amministrative del 2027 sia il centrodestra. In particolare Fratelli d’Italia. E da avversari a nemici il passo, si sa, è davvero breve. Negli ultimi giorni, gli attacchi al partito meloniano si sono fatti sempre più feroci. Prima sulla discarica di Monterazzano, dove nel mirino dei frontiniani - e dei romoliani - c’è finita la Regione Lazio guidata da Francesco Rocca (eletto anche con i voti portati da Viterbo2020). Poi addirittura il Governo nazionale, bersagliato per la questione del deposito nazionale delle scorie nucleari. Toni accesi contro un nemico, FdI, comune anche a Partito Democratico e all’ala di Forza Italia facente capo a Romoli. Nell’ottica di arginare l’ascesa della fiamma tricolore nella Tuscia, la nuova triplice intesa potrebbe anche progettare un piano pluriennale che, chissà, punterebbe pure alla Regione e al Parlamento oltre che al Comune. Frontini, del resto, ha assunto una posizione ormai fin troppo eloquente. Anche se questo ha generato in primis la giravolta su Talete, con il sindaco che ha dovuto ammorbidire la propria linea dura contro la gestione targata Romoli-Pd, criticata fortemente in passato. La virata a sinistra, dunque, ha i suoi validi motivi e non piove dal cielo. E lo stesso vale per le altre due parti in causa, con i piddini che si sono addolciti in Consiglio e i forzisti romoliani che hanno sotterrato l’ascia di guerra.

IL DIFFICILE RAPPORTO DI FRONTINI COL CENTRODESTRA: STAVOLTA PERÓ LA PAZIENZA È FINITA

Il rapporto tra Chiara Frontini e il centrodestra, in particolare Fratelli d’Italia, non è mai stato idilliaco. E questo sin dal principio, nel lontano 2012, quando venne nominata assessore nella giunta guidata da Giulio Marini salvo poi abbandonare l’incarico pochi mesi dopo per dar vita al suo movimento civico. Una personalità forte ed intraprendente come quella della giovane prima cittadina, mal si concilia con la struttura rigida di una coalizione in cui esistono equilibri ferrei e confini disegnati con squadra e compasso. Difatti, ogni tentativo di riavvicinarsi alla destra è fallito miseramente, come successo dopo le ultime elezioni regionali. Il genotipo frontiniano non è compatibile con quelli rotelliani e mariniani, tantomeno con quelli sabatiniani. Certo, le cose si fanno sempre in due, addirittura in tre o in quattro in questo caso. E questo contrasto non è certo frutto di una volontà unilaterale. Stavolta, però, il punto di non ritorno sembra essere stato toccato. Qualora Frontini dovesse stringere un accordo con Romoli e il Pd, le reazioni non tarderebbero ad arrivare. Da FdI e Lega potrebbe anche arrivare un ultimatum agli alleati forzisti: o Romoli torna a muoversi in armonia col centrodestra, oppure il suo partito dovrà prendere in considerazione l’idea di accompagnarlo alla porta per preservare la stabilità della coalizione. Uno scenario ipotetico, ma non troppo. 

L’INCOGNITA DEGLI ELETTI E DEGLI ELETTORI: COME LA PRENDERANNO?

Resta da capire, a questo punto, quali saranno i feedback che arriveranno dall’elettorato. A portare Frontini sullo scranno più alto della Sala d’Ercole, e questa è cosa nota, sono stati i voti dei delusi dal centrodestra. Lo stesso centrodestra dal quale provengono diversi esponenti della sua maggioranza. Il medesimo centrodestra che, alle regionali e alle politiche, ha superato ampiamente il 50%. Come detto, Viterbo non è una città di sinistra. Anzi, senza il timore di essere smentiti potrebbe dirsi l’esatto contrario. Ed una svolta a sinistra di Frontini potrebbe anche provocare l’erosione della gran parte dei consensi. Per il momento, il gradimento nei confronti del suo operato a Palazzo dei Priori è ancora abbastanza alto, anche se in calo di 8 punti percentuali: 56,5% secondo il sondaggio del Sole 24 Ore. Ma i tempi della politica, come noto, possono mutare molto, molto in fretta.

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