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POST-BERLUSCONISMO

Grande caos in Forza Italia

La situazione del partito azzurro è confusionaria: volti storici messi alla porta, recuperati invece quelli che se ne erano andati. E intanto Umberto Fusco si muove...

Che la morte di Berlusconi avrebbe innescato una catena di eventi all’interno di Forza Italia era ampiamente prevedibile, ma a Viterbo la situazione del partito azzurro sta precipitando giorno dopo giorno. Le elezioni provinciali, ancora una volta, hanno sconquassato il ventre di FI, portando a una frattura insanabile tra Alessandro Romoli, presidente dell’ente e coordinatore provinciale, e Giulio Marini, padre fondatore del berlusconismo in terra di Tuscia. Una faida che finirà inesorabilmente per produrre una spaccatura ancor più ampia, dividendo la base e coinvolgendo altri nomi importanti.

Da un lato Romoli, nato nell’Udc e successivamente passato sotto le insegne azzurre. Una rapida ascesa al potere, prima come giovane sindaco di Bassano in Teverina e poi, nel 2021, come presidente della Provincia. Tuttavia, Romoli è espressione di una Forza Italia che vuole ancora giocare da protagonista, nonostante i risultati elettorali non siano più quelli degli anni d’oro. Anche per questo il presidente si è spinto ben al di fuori del centrodestra, scegliendo di governare con il Pd la Provincia, causando le ire del resto degli alleati, poi sfociate nella clamorosa cacciata di Giovanni Arena dal Comune di Viterbo.

Dall’altro lato del ring Giulio Marini, “il Divo”. Ex sindaco di Viterbo, ex presidente della Provincia, consigliere comunale per svariati anni, senatore e poi deputato. Nonché fondatore del primo circolo di Forza Italia a Viterbo, ormai trent’anni fa. Insomma, un (se non il) costruttore del partito nella Tuscia. In questa intervista rilasciata a ViterboToday, Marini aveva attaccato duramente Romoli dichiarando: “Lui rappresenta una posizione politica che io non volevo e non voglio. Un'ambiguità non gradita. Ci sono due Forza Italia ora, e io sono in quella che vuole stare nel centrodestra”.

I due non si sono mai piaciuti. Il pragmatismo mariniano, coltivato sulle orme del suo maestro Nando Gigli, mal si concilia con l’equilibrismo spericolato di Romoli, che preferisce destreggiarsi tra la destra e la sinistra al fine di posizionarsi laddove ci sono più possibilità di incidere. Profonde differenze esplose definitivamente quando Marini ha fatto il suo ritorno in consiglio comunale dopo le dimissioni del leghista Claudio Ubertini. Appena un giorno dopo il suo insediamento, il commissario comunale del partito Giuseppe Fraticelli ha emanato una nota stampa dal contenuto eloquente: “È Elpidio Micci l’unico titolato a parlare e operare in rappresentanza di Forza Italia all’interno del consiglio comunale di Viterbo”. Uno smacco inaccettabile per Marini, messo alla porta in uno schioccar di dita dopo trent’anni di militanza. E, infatti, la replica è arrivata puntuale: "Il consigliere che oggi viene definito "l'unico titolato a parlare" (Elpidio Micci, ndr), per esempio, si è candidato contro Forza Italia e contro il centrodestra ed è stato eletto in una lista del Pd. Io sono da sempre tesserato di Forza Italia, sin da quando esiste. È improprio che Fraticelli dica una cosa del genere, considerando che ho la tessera da 31 anni di fila e sono il più longevo. Io, allora, potrei chiedere: ma Elpidio Micci, è tesserato o no?".

A riguardo, Micci a ViterboToday ha voluto rendere noto che c'è stato un chiarimento con Marini: “Con Giulio ci siamo poi confrontati in commissione perché non ci eravamo visti quando era stato proclamato in consiglio. Abbiamo parlato un po'. Giulio è una persona di riferimento per me, è stato il mio primo sindaco nel 2008. Quelle dichiarazioni uscite sulla stampa mi hanno creato dispiacere, avrei preferito ci fossimo confrontati prima. Ma ora non c’è nulla, è tutto risolto tra noi. Sulle dinamiche di partito non entro nel merito, Giulio farà il suo percorso ma non ci sono problemi tra me e lui sul piano personale, mentre sul piano politico non sono io che posso decidere, perché decide Forza Italia”.

Come è evidente, Forza Italia è nel caos più totale. Inghiottita in una girandola di nomi e figure che entrano ed escono senza una logica apparente, o meglio, senza dichiararne le motivazioni. Romoli non ha mai spiegato per quale motivo Marini non sia titolato a parlare e, appena due giorni fa, ha effettuato un’altra mossa, nominando Fabrizio Purchiaroni commissario comunale. Lo stesso Purchiaroni che, nel 2019, dopo nemmeno un anno di consiliatura con l’amministrazione Arena, lasciò il partito per formare “Forza civica” con l’odierno rappresentante calendiano Giacomo Barelli. Un percorso molto simile, del resto, a quello seguito da Elpidio Micci, che nel 2022 si candidó con il Pd contro Forza Italia e poi, pochi mesi più tardi, fece ritorno all’ovile. In questo marasma, poi, figura anche Umberto Fusco, ex senatore leghista entrato nel partito lo scorso anno. Pure il "Senatür", lontano dai riflettori, si sta muovendo lentamente per costruirsi una sua sfera d’influenza all’interno del partito.

Marini epurato, Purchiaroni ripescato e Micci riabilitato. Non è una filastrocca ma la reale situazione interna a FI, che si sta appropinquando alla delicata sfida delle comunali in un clima da notte dei lunghi coltelli. L’impressione è che il partito sia troppo piccolo per poter ospitare sia Romoli che Marini, dunque potrebbe arrivare un cessate il fuoco dai piani alti. Al momento un addio di Marini è da escludere, ma in queste circostanze è bene tenere aperte tutte le porte. E gli elettori, nel mentre, si dividono tra chi vuole una Forza Italia nel centrodestra e chi, invece, strizza l’occhio al Pd.

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