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Il caso Bruzziches è un "sistema politico"? Antoniozzi: "Mai visto queste metodologie applicate nel movimento"

Intervista ad Alfonso Antoniozzi sul caso delle presunte pressioni subite dal consigliere comunale: "La magistratura farà il suo corso, poi sarà il momento delle riflessioni". Il vicesindaco è stato l'unico, tra assessori e consiglieri, a rispondere alla domande di ViterboToday

Alfonso Antoniozzi, vicesindaco e assessore alla Cultura della giunta Frontini, commenta il caso Bruzziches. Quest'ultimo, consigliere comunale, ex consigliore di maggioranza, tramite un comunicato, ha reso note le presunte pressioni di cui sarebbe stato vittima insieme alla sua famiglia durante una cena in casa. Pressioni che sarebbero state fatte ai suoi danni da parte della sindaca Chiara Frontini e di suo marito Fabio Cavini e per cui si è rivolto in procura querelandoli. I magistrati sono al lavoro innanzitutto per trovare riscontri alle ricostruzioni di Bruzziches, che ha fornito anche delle registrazioni, ma pure per capire se quanto avvenuto durante quella cena è, come affermato da Frontini, riconducibile a "iperboli e battute a cui ci si è lasciati andare in un ambiente amicale" o si tratti di un "sistema" per risolvere questioni politiche.

Vicesindaco Antoniozzi, ha avuto modo di approfondire quanto dichiarato dal consigliere Marco Bruzziches? 

“C’è un procedimento aperto, aspetto di sapere che cosa la giustizia deciderà se tutto questo ha una sostanza o se è stata una boutade da cena”.

Lei ha vissuto tutta la storia del movimento Viterbo2020, dall’inizio ad adesso che ha raggiunto l’apice. Ha mai percepito in questi anni delle manovre strane?

“Io non sono mai stato personalmente né minacciato né ricattato. Essendo una circostanza che mi pare sia in mano alla giustizia, la cosa più intelligente è aspettare che sia un giudice a dirci se le parole riportate hanno un peso o se sono soltanto una fesseria detta durante una cena. Non spetta di certo a me deciderlo”.

E qual è la sua opinione personale?

“Intanto stiamo commentando una cosa che è stata raccontata. Non ho dubbi che se le persone raccontano dietro ci sia una sostanza ma, siccome su questa sostanza è stata chiamata a pronunciarsi la giustizia e non la pubblica opinione, vediamo che cosa dice la giustizia. È evidente che se la giustizia desse sostanza a tutto questo ognuno farà le proprie riflessioni, altrimenti può capitare che qualcuno esageri durante una chiacchierata a cena”.

E se quelle frasi venissero appurate, per lei sarebbero soltanto una millanteria?

“Dopo tutti questi anni di militanza non riconosco e non ho mai visto metodologie di questi genere applicate all’interno del movimento. Mai. Né sono stato mai oggetto di minacce. Da questo punto di vista ho quindi molto poco da dire”.

Lei comunque ha un ruolo importante, è la terza carica cittadina e fa le veci del sindaco in sua assenza. All’inizio della consiliatura c’era una compattezza evidente, ma in questi tre mesi in cui è successo di tutto tra dimissioni, cambi di casacca e indagini è forse cambiato qualcosa?

“Dall’inizio fino ad ora, il movimento si è allargato. Della parte iniziale si è sfilata solo Letizia (Chiatti, ndr), per ragioni sue che io rispetto profondamente”.

Come ha interpretato quel passaggio su Letizia Chiatti, definita secondo quanto riportato “la nemica numero uno del movimento”?

“Se questo è il pensiero di Cavini, è il pensiero di Cavini. Esclusivamente suo, non mio. Non credo peraltro che lui parli a nome del movimento, sempre che queste frasi siano riscontrabili nei fatti. Io per commentarle avrei bisogno di ascoltare tutte le registrazioni per intero, così da capire anche il contesto. Non posso commentare stralci di conversazione avulsi da un contesto. Posso farmi una mia idea all’interno di un discorso più vasto”.

Lei ha mai percepito Chiatti o altri come nemici?

“Io come essere umano non percepisco nessuno come nemico. Credo che all’interno di un dialogo possano esistere alleati o avversari su un’idea. Non divido il mondo tra amici e nemici, nemmeno in politica. Resto dell’idea che tu, all’interno di un percorso, o hai alleati o hai avversari oppure hai gente neutra. Non tendo a percepire nessuno come nemico, né ora né mai. Rientra nell’ottica di un vivere civile, ci sono dei caratteri che per forma, per cultura o per indole sono più battaglieri e altri che non lo sono”. 

Ma lei non crede che questo allargamento del movimento, questo racchiudere in un solo corpo anime diverse tra loro, possa aver causato delle piccole o grandi problematiche a seconda del caso?

“Quello che abbiamo fatto con questo movimento è una delle sfide più difficili che si possano percorrere soprattutto all’alba del terzo millennio, dove il dialogo sembra sempre più sottile ed è molto più facile chiudersi in posizioni da stadio. Mi sembra che, generalmente parlando, nella società il dialogo sia andato ‘a carte 48’ in favore di una tifoseria. È evidente che un movimento politico che non affonda le proprie radici in una fede comune ma che si forma sostenendo un progetto di città, evidentemente avrà delle difficoltà che chi è legato a una fede comune non avrà. All’interno di questo ci sta che, se una persona non si riconosce in un progetto di città, non c’è più ragione per rimanere legati al movimento. Capita nei partiti classici che una persona non sia particolarmente affezionata alla linea politica di un periodo e che rimanga dentro nella speranza di tempi più favorevoli al proprio punto di vista. In un movimento civico, a volte anche a causa della tempistica di cui un progetto di città necessita, questo può non accadere. È molto semplice, e lo dico io per primo, pensare di poter risolvere le cose in tempi rapidi. Ma poi ti rendi conto che, a volte, ci sono processi da avviare che richiedono molto più tempo di quanto immaginato all’inizio. L’ordinaria amministrazione non è poi cosi ordinaria, c’è bisogno di attenzione e volontà politica quotidiana. Ahimè, succede anche nella vita di tutti i giorni, quando ad esempio vorresti occuparti di un nuovo progetto per la tua casa e invece scopri una crepa strutturale e devi necessariamente occuparti prima di quella”.

E sull’addio di due esponenti della maggioranza?

“Sulla vicenda in sé io credo che la cosa migliore sia chiacchierare poco e aspettare le valutazioni di chi è stato chiamato a giudicare, perché c’è comunque un pronunciamento giudiziario. Per il resto, posso dire che ci sta che all’interno di un movimento slegato da un’appartenenza partitica ci sia qualcuno che decide che il progetto non funzioni o che non venga applicato nella tempistica adeguata. Fa parte del gioco. Un movimento civico gioca su movimenti costantemente da ritarare”.

Dunque, lei non ha mai avuto percezione di cose come quelle raccontate?

“All’interno di un lavoro quotidiano può capitare che non ci siano convergenze e può capitare che, per arrivare a una conclusione, qualcuno punti i piedi oppure faccia un passo indietro. Ma non mi è mai capitato che qualcuno mi dicesse ‘o fai come dico io o ti stermino la famiglia’. Nè nelle parole, né tantomeno nei fatti”.

Ma se quanto riportato fosse vero, lei, come persona con una sua etica e i suoi principi, non potrebbe essere in totale contrasto con metodi del genere? Non si ritroverebbe a dover riflettere se fare o meno un passo indietro?

“Mi pare d’aver capito, da quel che ho letto finora, che queste parole siano uscite dalla bocca del marito del sindaco e non dal sindaco. Io credo che sia corretto che io faccia le mie valutazioni una volta che la magistratura avrà verificato la sostanza o l’inconsistenza di quelle affermazioni. A seconda delle valutazioni che la magistratura farà, io farò di conseguenza le mie. La mia esperienza di vita mi ha insegnato a mettermi seduto e aspettare che passino le tempeste e cercare di capire, in questo caso chi più della magistratura potrà dirmi di cosa stiamo parlando? A quel punto sarò felice di condividere le mie considerazioni”.

Tra quasi tutti i consiglieri e gli assessori contattati in merito da ViterboToday, lei è l'unico che ha risposto. Altri hanno preferito non rispondere alle domande, malgrado la questione sembri essere piuttosto seria. Da amministratore che rappresenta la città, i cittadini e i suoi elettori, crede che sia opportuno rispondere alle domande della stampa in questa situazione?

“Io credo che un rappresentante dei cittadini o delle istituzioni non possa rispondere diversamente da come sto facendo io. Perché un cittadino a cui chiedi un’opinione ha unicamente la responsabilità della sua vita e può anche permettersi di arrivare a delle conclusioni. Un’amministratore o un pubblico ufficiale, in una situazione come questa in cui c’è di mezzo la magistratura e in cui c’è una denuncia, deve attenersi alla Costituzione, la quale ci dice di aspettare cosa dica questo soggetto terzo (la magistratura, ndr) e, quando questi si pronuncerà, a seconda del verdetto, ciascuno avrà il mazzo di carte per giocare quella che preferisce. Ogni mossa diversa sarebbe avventata, la cosa più intelligente che possiamo fare in questo momento è non andare a intorbidire ancor di più le acque. I principi legali li applica la giustizia, noi possiamo applicare i nostri principi morali. Parliamo di una conversazione avvenuta a cena, ne sappiamo uno stralcio, la persona a cui sono state attribuite quelle frasi ha detto quello che ha detto e ci sono un sacco di interrogativi. So solo che, se avessi avuto prove di fatti del genere, le avrei immediatamente fornite all’autorità giudiziaria. Ma non ne ho e non ho mai visto niente del genere”.

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