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Domenica, 26 Maggio 2024
IL CASO

L'ex sindaco Gabbianelli: "Il monologo di Scurati? Lo vedo bene su Pornhub". Poi il negazionismo sul 25 aprile

L'ex primo cittadino, storico esponente della destra viterbese, sul testo dello scrittore dedicato al 25 aprile e all'omicidio Matteotti censurato dalla Rai. E sul giorno della Liberazione: "Non è una festa"

"Il monologo di Antonio Scurati lo vedo bene su Pornhub". Parola di Giancarlo Gabbianelli, ex sindaco di Viterbo. Il già primo cittadino del capoluogo della Tuscia fa riferimento al testo sul 25 aprile e al centesimo anniversario dell'omicidio di Giacomo Matteotti che lo scrittore, autore del romanzo su Benito Mussolini vincitore del premio Strega, avrebbe dovuto leggere su Rai 3 nel programma "Che sarà" di Serena Bortone ma che è stato censurato dalla Rai.

In merito al 25 aprile, Gabbianelli ha poi affermato: "La prossima festività è fra sei giorni!". Saltando, chiaramente, quello in cui si celebra l'anniversario della liberazione d'Italia dal nazifascismo, dalla fine dell'occupazione nazista e la definitiva caduta del regime fascista.

Il post di Giancarlo Gabbianelli sul 25 aprile

La vicenda Scurati è diventata un caso politico nazionale, con la giornalista - conduttrice Bortone che nel denunciare l'episodio si è detta "sgomenta" e ha affermato di non aver ottenuto "nessuna spiegazione plausibile". Poi è arrivata a sfidare la sua stessa azienda leggendo in diretta il discorso. La Rai ha respinto le accuse di censura parlando di intervento cancellato per questioni "di natura economica e contrattuale". "Nessuna censura. Non bisogna confondere aspetti editoriali con quelli di natura economica e contrattuale, a causa di cifre più elevate di quelle previste e altri aspetti promozionali da chiarire connessi al rapporto tra lo scrittore e altri editori concorrenti".

Poi, però, è spuntato fuori un documento interno all'azienda che la smentirebbe del tutto. Da questo file sembrerebbe che la decisione di annullare il contratto di Scurati sia legato a questioni di natura editoriale e non economica: "Il contratto è stato cancellato per motivi editoriali", si legge. Il monologo sarebbe stato ritenuto dalla dirigenza Rai fortemente schierato in un momento di campagna elettorale, e per questo inopportuno. 

Scurati, autore del best seller "M. Il figlio del secolo", aveva scritto fra l'altro: "Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell'ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista o cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via". Secondo lo scrittore, "finché quella parola - antifascismo - non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana".

La reazione è stata che il testo è finito ovunque: dai giornali, che l'hanno ampiamente riportato, ai social. Come fa notare, con un post, anche un artista viterbese che, nel prendere in prestito le parole di un altro scrittore, scrive: "Grazie alla censura ora il monologo di Scurati è visibile solo su tutti i canali del digitale terrestre, Sky, Netflix, Amazon Prime, Paramount plus, Facebook, Twitter, Instagram, Tiktok, Linkedin, Whatsapp, Msn, Televideo, Game boy color, Tamagotchi, Sapientino, Pornhub, lo schermo del termostato, tatuato su un tamarro, appeso a un foglietto sull'albero sotto la scritta Oggi sposi".

Ed è sotto questo post che l'ex sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli ha commentato: "Lo vedo bene su Pornhub!". Lo stesso autore del post, nel rispondere, fa notare che "il rischio blast qui è altissimo". Blastare è il termine con cui ci si riferisce sui social all'abitudine di attaccare duramente qualcuno o rispondere "per le rime" a una critica o a un'obiezione. Sempre l'autore del post ricorda, inoltre, il passato di Gabbianelli: "Ex sindaco, ex Msi, ex An, ex Pdl, ex...". "Il rischio blast qui è altissimo - avverte -. Per lei, ex sindaco, ex Msi, ex An, ex Pdl, ex... Lo dico per lei".

Il commento di Giancarlo Gabbianelli sul monologo di Antonio Scurati censurato dalla Rai

Gabbianelli, funzionario del ministero di Grazia e giustizia in pensione e commendatore della Repubblica, è stato dirigente nazionale di Msi - Dn (Movimento sociale italiano - Destra nazionale) e Alleanza nazionale. Il Pdl l'ultimo partito in cui ha militato. È stato componente della Conferenza stato - autonomie locali, che esamina con il governo le leggi prima che arrivino in parlamento, e dell'Unione europea delle nazioni - Alleanza europea il cui presidente rappresentava ad personam. A Viterbo è stato assessore e consigliere provinciale, presidente del consiglio comunale, consigliere comunale e sindaco per due mandati consecutivi.

Ultimamente Gabbianelli, dopo mesi se non anni di silenzio, era già tornato "alla ribalta" per aver difeso la sindaca Chiara Frontini. Sempre con un post via social. 

Il monologo integrale di Scurati

Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro.

Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania.

In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944. Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.

Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia?

Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via.

Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023).

Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana.

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