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Sabato, 13 Aprile 2024
TUSCIA RADIOATTIVA

Deposito nucleare, Panunzi piccona la Sogin: "È costata 4 miliardi di euro presi dalle bollette elettriche". Sì al ricorso

Il vicepresidente del consiglio regionale ribadisce la contrarietà al deposito radioattivo nella Tuscia e attacca duramente la società di stato

Nel 1987 gli italiani decisero di chiudere le centrali nucleari. L’incubo, però, è destinato a tornare. Lo sanno bene gli abitanti della Tuscia, dove si contano ben 21 siti dei 51 ritenuti idonei ad ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari. A volerlo è l’Unione Europea, che ha intimato l’Italia - anche emanando una procedura d’infrazione - di costruirne uno entro il 2030. Lì dovranno essere immagazzinate e custodite le tonnellate di rifiuti radioattivi prodotti dal nostro Paese che attualmente sono stoccate in Francia e nel Regno Unito. A stilare la Cnai - carta nazionale delle aree idonee - è stata la Sogin, società di Stato nata nel 1999 per smantellare le centrali e trovare un luogo in cui edificare il magazzino nucleare. Ieri, in Consiglio comunale, si è tornati a discutere del problema e il vicepresidente del consiglio regionale, Enrico Panunzi, si è reso protagonista di un attacco durissimo proprio nei confronti della Sogin. 

Panunzi: non mi pare istituzioni abbiano preri discordanti. Io problema del deposito deriva dall’arr 4 della direttiva europea 79 del 2011, che prevede che ogni stato abbia uno o piu depositi nucleari dove depositare queste scorie radioattive. In base a questo documento, noi depositato scorie in francia e gran bretagna, ma nel 2025 scadono le convenzioni e dobbiamo ritirarle. Avviata procedura infrazione comunitaria. 

“Il lavoro portato avanti da Sogin - ha dichiarato Panunzi - è stato secretato dal 2016 al 2021. Poi è arrivata la richiesta perentoria dai movimenti del vercellese, dove si trova il 70% dei rifiuti nucleari, e l’azienda ha pubblicato la carta delle aree idonee, che nasce da un lavoro di scrematura. Sogin conta 130 milioni all’anno di spese per condurre in porto l’operazione, nel 2021 aveva speso 4 miliardi di euro. Questi soldi sono stati presi dalle bollette degli italiani”. Il leader del Pd viterbese prosegue: “Sulla scorta dei 28 criteri forniti dall’Ispra sono andati avanti. Hanno analizzato la sismicità dei luoghi, il rischio idrogeologico e hanno valutato le aree più remote, non interessate da popolazione elevata. Il progetto prevede 150 ettari di cui 110 a deposito e 40 come parco tecnologico di ricerca e studio. 900 milioni, sempre presi dalle bollette degli italiani”.

Dopo l’attacco a Sogin, Panunzi entra nel merito della questione: “Da questo momento in poi, deve concludersi il processo decisionale. Ma c’è una candidatura spontanea, presentata l’ultimo giorno prima della scadenza da Trino Vercellese. La Sogin valuterà se le autocandidature sono possibili ma è indubbio il problema della situazione nucleare, oltre alla carica radioattiva, è la durata, stimata anche in 300 anni. Dobbiamo istruire ricorsi giurisdizionali per impedire che il deposito venga ospitato nella Tuscia”. Anche perché, secondo quanto riportato anche da 21 geologi viterbesi, ci sarebbero delle presunte anomalie negli studi di Sogin: “Nella Tuscia sono state definite idonee aree con una densità di popolazione alta, produzioni d’eccellenza, carenza di trasporti e a rischio dissesto idrogeologico. Dobbiamo appellarci all’aspetto tecnico-scientifico e - quello politico-amministrativo per rivedere i criteri. Ad esempio le cartografie, sono o non sono aggiornate? Serve un confronto istituzionale con la popolazione, anche un coordinamento tra i legali dei comuni. Serve scongiurare il pericolo, considerando che le direttive europee ci portano a non sposare una politica negazionista. Però dobbiamo ricordarci che 

Nel frattempo, il presidente della Provincia, Alessandro Romoli, ha annunciato che il ricorso al Tar contro la Cnai redatta e divulgata da Sogin partirà la prossima settimana. I legali di Palazzo Gentili hanno dato parere favorevole all’inizio dell’anno, consigliando di coinvolgere quanti più enti locali possibile. Per questo, è lecito aspettarsi una pioggia di ricorsi dai comuni delle 21 aree individuate adeguate ad accogliere il deposito nucleare. 

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