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RESA DEI CONTI

PRIMARIE PD | Spariscono gli elettori dem nella Tuscia, crollo dei voti: a Viterbo quasi quanti a Canepina, aria di scissione

Il Partito Democratico fa i conti con il crollo dei suoi elettori nella provincia di Viterbo: il dato preoccupa, tira aria di scissione

Neanche il tempo di salutare la nomina di Elly Schlein a segretaria del partito che già, per il Pd, è tempo di bilanci. E, per quel che riguarda la Tuscia, c’è ben poco da sorridere. Rispetto alle ultime primarie, quelle del 2019 che videro l’affermazione netta di Nicola Zingaretti, c’è stato un vero e proprio crollo di voti. Una fuga che preoccupa, e molto, i vertici dem.

Il primo campanello d’allarme era arrivato al primo turno, quello riservato agli iscritti. Nella Tuscia solo 1210 votanti nei vari circoli, peggior risultato mai registrato a queste latitudini. E questo era solo il preludio alla clamorosa affluenza del secondo turno, aperto a non iscritti e sedicenni. Addirittura, per la prima volta a Viterbo città si è scesi sotto la soglia psicologica dei mille elettori: ai gazebo si sono presentati in 974. Contando le frazioni si arriva a poco più di 1200, risultato comunque lontanissimo dai 1800 del 2019.

L’aspetto più incredibile è che nel capoluogo ha votato quasi lo stesso numero di persone di Canepina. Nel paese cimino, infatti, gli elettori sono arrivati a 905. A fronte di 4mila anime. A dimostrare ancora una volta quanto il Pd viterbese sia totalmente dipendente dal suo leader canepinese Enrico Panunzi, da poco rieletto consigliere regionale. 

Nel frattempo, la sconfitta di Bonaccini genera pericolose reazioni che potrebbero portare alla definitiva resa dei conti. Il presidente emiliano, a Viterbo, era sostenuto sia dall’ala panunziana che da quella popolare di Giuseppe Fioroni. Difatti, nella Tuscia il candidato ha guadagnato oltre il 60%. Schlein, che nel viterbese non ha convinto, era invece sostenuta da Ugo Sposetti, principale esponente dell’area più di sinistra. Alla fine è stato lui a spuntarla, nonostante tutto. Per tutta risposta, poco dopo l’elezione di Schlein, Fioroni ha annunciato il suo addio al Pd. E adesso, considerata la marginale forza degli sposettiani, il Pd è ufficialmente nelle mani di Panunzi. Certo che, con un elettorato ridotto all’osso e gli iscritti in fuga, gestire il partito non sarà affatto facile. 

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