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Domenica, 14 Aprile 2024
IL PIANO

Tra scandali ed elezioni, ecco il programma di Frontini per conquistare la Provincia e "gestirla" come Viterbo

Il programma elettorale della prima cittadina, che sogna di prendersi anche palazzo Gentili dopo il Comune

Con una mail inviata a tutti i consiglieri comunali della Tuscia, il patto civico è uscito allo scoperto presentando il suo programma elettorale. La lista del sindaco di Viterbo Chiara Frontini, composta da 8 candidati, è a caccia di voti in vista delle provinciali e, per guadagnarsi il favore di quanti più elettori possibili, lo staff della prima cittadina ha redatto un depliant nel quale sono esposti tutti gli obiettivi da raggiungere. 

“Si tratta - si legge nel documento - di un programma che, mutuando i principi cardine del civismo che hanno trovato concreta applicazione nel Patto Civico che attualmente governa la città di Viterbo, si concentra su quegli aspetti che trovano maggiore potenzialità di espressione politica e di declinazione amministrativa in un territorio quale quello della Tuscia. Per questa ragione alcuni principi ispiratori del presente documento trovano elementi di similitudine con il programma del Patto Civico attualmente alla guida del capoluogo, anche se la diversa dimensione territoriale e gli specifici settori di intervento della governance provinciale impongono una rivisitazione di obiettivi, strategie e azioni amministrative”. E questi “settori”, altro non sono che quelli principali che riguardano l’intervento della Provincia rispetto ai quali vi è un maggiore impegno in termini di risorse destinate.

Il primo punto è “Amministrazione, gestione e controllo”. “A questo settore - è scritto nel programma - fanno capo delle funzioni che, pur impegnando delle risorse consistenti (in media il 25-30% del totale), sono solo in misura parziale oggetto di un’azione politica di indirizzo. Ciò nonostante, è indispensabile che rispetto a tali funzioni vi sia un’attenzione circa le ricadute che il loro svolgimento determina ai fini della collettività locale, soprattutto per quanto riguarda la funzione di raccordo fra i Comuni e gli enti sovraordinati”.

Questo il Frontini-pensiero: “Da questo punto di vista è necessario promuovere la cooperazione istituzionale sia per garantire un efficace coordinamento con i comuni, sia pianificare interventi di governance territoriale per uno sviluppo socioeconomico equilibrato fra le diverse aree, anche attraverso un'attività di assistenza tecnica della provincia ai piccoli comuni per la gestione di particolari uffici. In una prospettiva civica, particolare attenzione deve essere dedicata alla raccolta delle proposte avanzate dai comuni per presentarle in maniera organica in fase di redazione dei programmi regionali su temi di sviluppo economico e di tutela ambientale. Un aspetto importante che il patto civico si impegna a curare è quello relativo alla funzione informativa esercitata dalla Provincia, in particolare per quanto attiene la raccolta dei dati provenienti dai comuni. Infatti, al di là della necessità di assicurare l'integrazione con il Sistema statistico nazionale (Sistan), la disponibilità e l’elaborazione delle informazioni a scala territoriale fornisce il bagaglio conoscitivo necessario per impostare delle corrette strategie rispetto ai diversi ambiti di intervento dell’ente. A questo scopo è fondamentale un’azione di supporto e di stimolo nei confronti dei comuni affinché forniscano i dati richiesti garantendo l’affidabilità e il rispetto delle tempistiche previste”.

Al secondo punto c’è la gestione del territorio, considerato “l’ambito di azione più importante e impegnativo dell’azione di governo dell’amministrazione provinciale”. Non a caso è questo il settore cui fa capo la maggiore quantità di risorse impegnata dall’ente che, in media, raggiunge il 30%. “Aspetto chiave è quello della pianificazione territoriale, attraverso la predisposizione e l’adozione del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp), il documento che stabilisce gli indirizzi generali di assetto del territorio e che, per questa ragione, deve essere guidato da una chiara visione politica. Rispetto a questo tema, il patto civico per la Tuscia punterà a una strategia orientata a valorizzare e promuovere le caratteristiche peculiari del territorio, della sua storia e dei suoi ecosistemi. Ci si opporrà quindi fermamente a tutti gli interventi destinati a snaturare le vocazioni delle diverse aree della provincia, in particolare laddove questi comportino una riduzione della qualità ambientale, un pregiudizio alle produzioni di eccellenza, allo sviluppo di un turismo lento e all’immagine stessa che la Tuscia è faticosamente riuscita a costruire nel corso del tempo”.

Questa visione, secondo Frontini, “identifica come prioritari gli interventi per la sistemazione idrica, idrogeologica e idraulico-forestale, per il mantenimento della qualità dei suoli, per la difesa delle coste dai fenomeni di erosione ed eccessiva antropizzazione e, in generale, per la salvaguardia degli ecosistemi”. Compatibilità ambientale degli interventi a fini di sviluppo economico, quindi. Perciò verrà proposta la “localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione nonché la gestione delle opere pubbliche di competenza, prime fra tutte quelle relative alla viabilità”. Il Patto civico per la Tuscia considera “di particolare importanza il corretto svolgimento delle funzioni di progettazione, costruzione e manutenzione delle strade regionali e provinciali”. Viabilità, ma non solo: “In un territorio come quello di Viterbo, da sempre caratterizzato dalla scarsità endemica dei collegamenti ferroviari, gli spostamenti legati al pendolarismo per motivi di lavoro e di studio sono strutturalmente basati sul trasporto su gomma, sia privato che pubblico. Accanto a questi va considerato lo sviluppo dei flussi turistici che, soprattutto nel post-Covid, hanno rivolto la loro attenzione a un territorio, quale quello della Tuscia, ricco di attrattori naturali, storico-culturali e legati a specifici eventi. Per queste ragioni la gestione della rete stradale rappresenta un elemento chiave della strategia di sviluppo della provincia di Viterbo che, anche in questo caso, deve trovare un punto di equilibrio fra la sua fondamentale funzione di collegamento e la limitazione degli impatti, in particolare legati alle emissioni di gas climalteranti, del traffico veicolare”.

Tra gli obiettivi, poi, non può mancare quello di efficientare i trasporti: “Al tema della rete viaria si lega strettamente quello dei trasporti, nel quale in Italia vengono investiti in media il 10% delle risorse provinciali, destinati in particolare alla gestione dei servizi di pianificazione della mobilità e alle attività di vigilanza. Si tratta di un ambito che riguarda numerose funzioni, la maggior parte delle quali hanno una natura prettamente amministrativa che deve essere svolta dagli uffici competenti. L’aspetto che invece richiede un approccio maggiormente strategico, alla luce sia della condizione socioeconomica delle diverse aree della provincia che della situazione infrastrutturale del territorio, è la pianificazione dei bacini di traffico e la conseguente gestione dei servizi di trasporto per quanto attiene alle competenze dell’ente”. Affinché questa funzione venga svolta nel modo più corretto, secondo Frontini, è necessario “avere a disposizione dei dati aggiornati sugli spostamenti legati ai flussi di pendolarismo per ragioni di lavoro e di studio e sul turismo, in particolare in relazione a provenienza e destinazione degli ospiti”. Rispetto al pendolarismo: “È fondamentale lo studio della configurazione e la dinamica dei Sistemi locali del lavoro, attraverso i quali è possibile comprendere e prevedere l’evoluzione dei flussi in termini geografici, quantitativi e rispetto ai mezzi utilizzati. Il Patto civico per la Tuscia si impegnerà nello svolgere questo ruolo conoscitivo al fine di pianificare al meglio la mobilità nel territorio della provincia”.

Un altro punto fissato nel programma è quello dei servizi legati all’istruzione pubblica, alla formazione professionale e all’edilizia scolastica. “Patto civico per la Tuscia intende porre particolare attenzione nella redazione dei piani di organizzazione della rete delle istituzioni scolastiche, ottimizzando i processi di istituzione e aggregazione delle scuole non soltanto in base a meri computi quantitativi ma tenendo conto delle reali esigenze delle diverse aree della provincia e dei conseguenti impatti sull’organizzazione delle famiglie, dei trasporti degli studenti e dei rischi di spopolamento legati ala perdita dei servizi”. Allo stesso tempo il Patto civico si adopererà riproponendo quanto fatto a Viterbo: “Promuovere i necessari interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica delle scuole superiori e nelle scuole primarie. Interventi che, oltre ad adeguare le strutture alle più recenti normative e a standard elevati di efficienza energetica, puntino a creare degli ambienti accoglienti e funzionali per docenti e studenti al fine di svolgere al meglio la funzione educativa cui sono preposti”. Particolare attenzione per l’inclusione degli alunni con disabilità o in situazione di svantaggio economico, culturale o linguistico.

Nel programma elettorale, i frontinani dedicano ampio spazio allo sviluppo economico e all’occupazione: “Fra i vari aspetti che intervengono in tali processi le competenze dell’ente riguardano principalmente, da un lato, alcune attività produttive strategiche quali il settore dell’energia, dell’agroalimentare e delle imprese e, dall’altro, l’erogazione dei servizi per l’impiego. Sul fronte dell’energia, il Patto civico per la Tuscia intende impegnarsi nel proporre soluzioni efficaci e praticabili rispetto al risparmio energetico e l'uso razionale dell'energia. Nella visione civica, infatti, il principale obiettivo è quello di spingere i cittadini e le imprese a ridurre gli impieghi energetici attraverso interventi di efficientamento e, soprattutto, con comportamenti virtuosi nella vita quotidiana. A questo scopo è importante mettere in atto progetti di educazione e sensibilizzazione, principalmente rivolti alle giovani generazioni, nei quali si illustrino gli effetti di un uso ingiustificato e inefficiente dell’energia e le buone pratiche che consentono di ottimizzare l’uso di questa risorsa”.

E per quanto concerne la produzione? “Ferma restando la netta preferenza per l’energia proveniente da fonti rinnovabili rispetto ai combustibili fossili, il Patto civico si impegna, per quanto nelle sue possibilità, a limitare l’installazione di impianti solari fotovoltaici su superfici agricole sull’interno del territorio provinciale e di impianti eolici nelle aree di maggior pregio paesaggistico e ambientale. È infatti necessario adottare tutte le misure possibili per mantenere e valorizzare la vocazione agricola dei territori della Tuscia, evitando che la produzione di energia si sostituisca a quella del cibo, non soltanto per le evidenti ragioni etiche ma anche per le implicazioni sociali e ambientali che tale cambio di destinazione dell’uso del suolo comporta. Il Patto civico per la Tuscia promuoverà tutte le iniziative volte a scongiurare questa pericolosa sostituzione, sia sollevando la questione a livello regionale e nazionale, sia con interventi che rendano non conveniente dal punto di vista economico la cessione di terreni agricoli per l’installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili”.

Attraverso le competenze conferite dalle leggi regionali in materia di agricoltura, Frontini afferma di voler sostenere “azioni in grado di incrementare i redditi delle imprese del settore primario contribuendo alla formulazione di politiche volte a tale obiettivo e, soprattutto, attraverso la promozione dell’offerta agro-alimentare, in particolare delle aziende che puntino su produzioni ambientalmente sostenibili e su forme di commercializzazione diretta”. Un passaggio anche sul deposito nazionale di scorie nucleari e sull’ampliamento della discarica di Monterazzano, sul quale viene promesso massimo impegno. Rispetto alle imprese, le iniziative proposte dal Patto civico per la Tuscia riguarderanno principalmente le imprese artigiane, sia nel settore del food che in altri comparti di tradizione ed eccellenza del territorio, e quelle che ricadono in settori trainanti per l’economia locale “attraverso programmi di sostegno all’innovazione, non tanto dei prodotti e dei processi, quanto rispetto alla dimensione organizzativa e del marketing”.

Sul fronte occupazionale, oltre alle funzioni tradizionali relative alle varie forme di collocamento per le diverse tipologie di lavoratori, con particolare attenzione a quelle più fragili, l’attenzione sarà rivolta allo sviluppo di politiche attive del lavoro mirate a creare professionalità adeguate agli sviluppi del mercato del lavoro. “A questo scopo, oltre all’analisi dell’evoluzione della domanda e all’individuazione dei settori che richiedono addetti e specifiche competenze, si svilupperanno partenariati con le scuole secondarie superiori del territorio e con l’Università degli studi della Tuscia al fine di individuare le modalità più efficaci per facilitare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro”.

Penultimo punto del programma la tutela ambientale: “La direttrice non sarà quella di impedire qualunque forma di utilizzo delle risorse naturali a fini produttivi o di miglioramento del benessere economico e sociale della comunità della provincia di Viterbo, quanto piuttosto quella di tenere conto nelle scelte politiche e gestionali dei limiti biofisici degli ecosistemi”. Il Patto civico, inoltre, si “adopererà per aumentare le risorse destinate a questo settore, che nella media nazionale sono relativamente limitate, proprio in virtù delle specificità della provincia di Viterbo che per ragioni storiche, geografiche e ambientali è una delle meno antropizzate e più ricche dal punto della varietà dei paesaggi e degli ecosistemi”.

I punti sui quali si concentrerà l’azione del Patto civico per la Tuscia saranno, oltre agli interventi per il controllo della fauna selvatica che rappresenta un problema con cui diverse aree del territorio provinciale (compreso il capoluogo) si stanno confrontando, “la lotta all’inquinamento delle acque e dei suoli e la valutazione delle emissioni e degli assorbimenti dei gas a effetto serra”. Per quanto concerne il primo tema, l’obiettivo è quello di “produrre un elenco aggiornato dei bacini superficiali avviando un regolare monitoraggio della qualità delle acque interne e costiere al fine di valutare la loro evoluzione e di programmare eventuali interventi di ripristino”. Rispetto al contributo della provincia di Viterbo al fenomeno dei cambiamenti climatici, Frontini intende proporre “la revisione e l’aggiornamento dell’inventario delle fonti di emissione di gas climalteranti e la stima della capacità di stoccaggio di carbonio da parte dei sink presenti nel territorio provinciale”. Questo perché “il confronto fra emissioni ed assorbimenti consentirà di pervenire alla redazione di un primo bilancio carbonico provinciale, il cui risultato fornirà elementi utili per pianificare interventi tesi al raggiungimento della neutralità carbonica della provincia”.

Dulcis in fundo, cultura e turismo: “Per quanto riguarda la cultura, il Patto civico per la Tuscia si impegnerà a far si che l’amministrazione provinciale gestisca al meglio i musei e gli altri beni culturali di competenza e soprattutto che investa competenze e risorse per promuovere in prima persona attività culturali che valorizzino il territorio della Tuscia rispetto alla sua storia e alla sua vocazione”. In particolare, Frontini afferma che “la Provincia di Viterbo sarà parte attiva del processo di sostegno alla candidatura di Viterbo e la Tuscia a Capitale europea della cultura 2033, oltre che nel lavoro di rete per la promozione della via Francigena e i percorsi di fede presenti sul territorio provinciale, anche e soprattutto in prospettiva del Giubileo universale del 2025”. Infine il turismo: “Il Patto civico per la Tuscia si impegnerà nell’impostare le strategie e definire le azioni che consentano di rafforzare l’immagine turistica della Tuscia e di promuoverne in modo integrato i siti di interesse al fine di offrire ai visitatori un’esperienza turistica che si protragga per più giorni e che racconti in modo compiuto e approfondito la bellezza e l’unicità del nostro territorio”.

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