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Mercoledì, 12 Giugno 2024
L'INCONTRO

Vannacci a Viterbo: "Io dipinto come il male assoluto e il Grande satana. Crosetto mi ha deluso"

Il generale Roberto Vannacci, candidato dalla Lega alle elezioni europee, dalle Terme dei Papi ribadisce: "Una decima sul simbolo del partito e scrivete il mio nome"

Da Viterbo Roberto Vannacci, il generale dell'Esercito candidato dalla Lega alle elezioni europee, ribadisce: "L'8 e il 9 giugno una decima sulla Lega e scrivete Vannacci". E chi lo sta ascoltando dalla sala conferenze delle Terme dei Papi fa scattare l'applauso.

Il generale ripete la frase che negli ultimi giorni ha scatenato polemiche e spiega: "Era una provocazione e ha colto il segno, i ora i detrattori stanno facendo campagna elettorale al posto mio. Anche un attore come Walter Chiari, salendo sul palco, era solito dire: Saluto la prima fila ma soprattutto la decima. Il mio riferimento è alla Decima flottiglia Mas della Regia Marina, un reparto glorioso, che si è contraddistinto per coraggio e sacrificio, che è stato decorato con medaglie al valore militare e di cui hanno fatto parte grandi eroi. E non ha nulla a che vedere con la Decima della Repubblica sociale che ha operato nella guerra civile. Eppure, sono stato tacciato di essere un fascista e guerrafondaio".

Vannacci, che nel pomeriggio è stato anche a Orte, a Viterbo parla del suo secondo libro - "Il coraggio vince" - con accanto Umberto Fusco, responsabile provinciale del comitato elettorale pro Vannacci, e con la giornalista Claudia Conte. Anche opinionista tv, ricorda di aver conosciuto il generale "nel talk show radical chic di Floris".

Vannacci spiega il perché di questo secondo libro. "Ho sentito la necessità di tornare su alcune tematiche affrontate nel "Mondo al contrario", ma non perché espresse male da me bensì perché snaturare e strumentalizzate dai miei detrattori e da certa stampa. Mi hanno dipinto come il mostro di Firenze, il male assoluto, il Grande satana. Ecco, "Il coraggio vince" mi è servito per spiegare le mie convinzioni e da dove nascono".
Dopo la pubblicazione del "Mondo al contrario" Vannacci è stato indagato per istigazione all'odio razziale, è stato avviato un procedimento disciplinare da parte del ministero della Difesa e sospeso dall'impiego per 11 mesi. Sia il ministro Guido Crosetto che lo Stato maggiore dell'esercito hanno preso le distanze dalle sue opinioni e affermazioni.

"Non ho vissuto bene tutto questo - ammette oggi il generale -. Innanzitutto nell'Esercito non si lascia indietro nessuno e averi preferito una gestione più discreta della situazione, invece mi hanno definito "inopportuno" e imputato senza passare dal via. Con Crosetto non ho rapporti, come non lo ha alcun generale, ma il suo atteggiamento mi ha deluso. Eppure non mi sono mai scoraggiato e ho reagito con il contrattacco. Contro la sospensione ho fatto ricorso al Tar, un provvedimento preso semplicemente per aver pubblicato un libro con miei pareri ed opinioni. Il politicamente corretto ci porta a questo".

Tra le critiche mosse a Vannacci quella di essere un omofobo, a cui lui replica: "Non lo sono ma sono contro la teoria della percezione sessuale, prevista anche dal Ddl Zan che fortunatamente non è passato. Sono contro perché implica delle conseguenze che hanno un impatto reale sulla vita di tutti i giorni. Ho due figlie e di non mi farebbe molto piacere venire a sapere che a scuola hanno un compagno di classe maschio che si percepisce femmina e per questo va a fare la doccia con loro con il batacchio di fuori".

E ancora. "Le differenze - sostiene Vannacci - sono il motore dell'universo e senza differenze sociali non c'è sviluppo. Non possiamo ignorarle e annullarle, ma dobbiamo esaltarle come ricchezza. Non rinunciamo alle nostre caratteristiche identitarie. L'azzeramento delle differenze, di cui è promotore Carlo Calenda, ci rende paccottiglia irriconoscibile. Io sono fiero delle mie diversità perché fanno di me un individuo, sennò sarei un semplice consumatore. Dire che ci sono uomini e donne sia bianchi che neri non è razzismo né discriminazione. Tra l'altro non potrei proprio esserlo e la mia storia parla per me. Ho passato la vita a difendere in Somalia, Libia, Iraq e Afghanistan popolazioni con pelle, lingua e cultura diverse. Per loro ho rischiato la vita".

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