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Sabato, 15 Giugno 2024
TUSCIA RADIOATTIVA

Deposito nazionale di scorie nucleari nella Tuscia, oggi Romoli incontra gli avvocati per il ricorso della Provincia

La missione del presidente della Provincia per impedire che il deposito nucleare venga realizzato nella Tuscia comincia oggi

Il 2024 di Alessandro Romoli è cominciato con un buon proposito: fare in modo che nella Tuscia non venga realizzato il deposito nazionale di scorie nucleari. Il presidente della Provincia, nel corso della sua ultima uscita istituzionale del 2023, ha deciso di presentare in Consiglio provinciale e all’assemblea dei sindaci una mozione nella quale, tra le tante cose, chiedeva il mandato per intraprendere azioni legali affinché nessuno dei 21 siti viterbesi ritenuti idonei ad ospitare i rifiuti radioattivi venga scelto. “La nostra - aveva detto - sarà una resistenza attiva”. È così è.

Nel corso degli ultimi giorni, come noto, 15 geologi viterbesi hanno scritto una lettera nella quale, sostanzialmente, si affermava come Sogin (la società di Stato incaricata di realizzare il deposito) per quanto riguarda i 21 siti della Tuscia, avesse condotto degli studi “superficiali”. Per quanto attiene le informazioni geologiche ed idrogeologiche, si è fatto ricorso a carte datate, su scala regionale, ignorando del tutto gli studi condotti a livello locale dai tanti professionisti, come ad esempio il P.R.G. degli Acquedotti del Lazio Settentrionale”. Un dettaglio non da poco che, secondo la loro tesi, porrebbe seri interrogativi sui criteri utilizzati dalla societá statale incaricata di realizzare il deposito: “La presenza di una importante falda freatica, sfruttata ad uso idropotabile dalla comunità sull’intero territorio, sconsiglia a priori l’utilizzo delle zone proposte, con casi addirittura di possibile interferenza diretta con captazioni pubbliche”. E, infatti, Romoli sostiene proprio questa tesi: “Siamo rimasti male dell’atteggiamento della Sogin, che di fronte ai nostri legittimi approfondimenti tecnici, di fatto ha portato avanti la procedura come se nulla fosse, senza nemmeno prendere in esame anche solo parzialmente quel che noi gli avevamo sottoposto. Nell’elenco della Cnai ci sono siti idonei a ridosso di siti sensibili di varia natura”. 

Il numero uno di Palazzo Gentili, nella mozione approvata all’unanimità dal Consiglio provinciale e dai sindaci, ha inoltre chiesto il via libera per richiedere alla Sogin un’audizione ufficiale. Questa sarà accompagnata, poi, dal ricorso. Oggi, Romoli incontrerà gli avvocati della Provincia: “Quanto verrà elaborato - dice - sarà posto all’attenzione di tutte le altre istituzioni locali”. Il ricorso, secondo quanto dichiarato a ViterboToday dal presidente, sarà contro “l’ultima pubblicazione di Sogin”, ovvero la Cnai (carta delle aree idonee ad ospitare il deposito, precedente chiamata “Cnapi”, carta delle aree potenzialmente idonee), nella quale sono indicati ben 21 siti della Tuscia sui 51 complessivi.

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