L'ANALISI / Tarquinia

Tarquinia dopo le elezioni, tra il trionfo di Sposetti e il voto di protesta contro Giulivi

Analizzando i dati dello scrutinio, sembra che i tarquiniesi si siano recati alle urne più per "cacciare" Giulivi che per votare Sposetti. E i festeggiamenti sfrenati del Pd lo dimostrano

Una vittoria così schiacciante a Tarquinia non si vedeva dal 2017, quando vinse Pietro Mencarini, che poi dovette dimettersi a causa di gravi problemi di salute. Francesco Sposetti è riuscito a fare meglio, battendo con percentuali bulgare il suo sfidante, Alessandro Giulivi. Il trionfo è tutto suo e del centrosinistra, in primis del Partito democratico che lo ha proposto. Ma quello di Tarquinia è stato chiaramente un voto di protesta contro Giulivi.

Sposetti votato anche dagli elettori di destra

Sposetti ha stravinto in tutte le 14 sezioni, comprese quelle considerate filo-Giulivi. Quest’ultimo non solo non ha vinto in nessuna sezione, ma non è mai salito oltre il 35%. Una disfatta per certi versi incredibile e inaspettata, ma prevedibile sin dal primo turno. Difatti, al ballottaggio il sindaco uscente ha guadagnato appena 26 voti rispetto alla tornata iniziale. Questo è forse il dato più emblematico che certifica la Caporetto di Giulivi ma, se proprio si vuole infilare il dito nella piaga, basti pensare che il centrodestra, alle europee a Tarquinia, ha preso 4mila 826 voti, pari al 52%. Alle comunali si è fermato a 2mila 464: oltre 2mila persone che, pur votando alle europee per Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega, alle comunali si sono rifiutate di votare per riconfermare l'ormai ex primo cittadino tarquiniese, in alcuni casi votando per il centrosinistra.

Ascolto e dialogo le carte vincenti di Sposetti

Alla vigilia nessuno pensava che Sposetti, uomo prestato alla politica e non un politico di mestiere, avrebbe potuto vincere con un simile scarto. Eppure, alla fine, c’è riuscito. Il Pd lo è andato a pescare a Rocca Respampani, convincendolo a scendere in campo puntando tutto proprio sulla contrapposizione: candidare una figura vicina ai cittadini, slegato dalla politica, contro un politico di professione come Giulivi. Ma la vittoria di Sposetti è stata costruita nel corso della campagna elettorale, nella quale il nuovo sindaco ha lasciato da parte i comizi - si sono pur visti Elly Schlein e Giuseppe Conte, ma non hanno ricevuto bagni di folla - ed è sceso in strada a parlare con le persone. Ad ascoltare. Anche a costo di inseguire l’opinione pubblica su determinate tematiche, come la rimodulazione della ztl e l’eliminazione del semaforo in via delle Croci. Una strategia azzeccata.

Alessandro Giulivi e Francesco Sposetti

Il tonfo di Giulivi: tutti gli errori dell'ex sindaco

Se la ricetta per il successo di Sposetti è stata semplice, quella che ha portato al tonfo di Alessandro Giulivi è lunga e stracolma di mosse che poi si sono rivelate un autentico boomerang. L’ormai ex sindaco ha voluto correre a tutti i costi per il secondo mandato consecutivo, nonostante molti dei suoi più stretti collaboratori avessero destato più di qualche perplessità in merito. Del resto, i cinque anni di governo giuliviano sono stati contrassegnati da una serie di scelte spesso calate dall’alto, senza una concertazione con i cittadini. Si va da un regime di ztl ferreo all’ordinanza anti-sacchi neri passando per il semaforo vicino l’ospedale. Ma, al contrario, si anche è impegnato contro l’inquinamento e la proliferazione di impianti rinnovabili selvaggi proponendo diversi ricorsi, ha acquistato e riaperto il cinema Etrusco e il campo Cialdi, due ferite aperte per la città, e ha istituito una sede decentrata degli uffici comunali al lido. Insomma, qualcosa di buono c’è stato, ma non è bastato. Anzi, tutto è stato oscurato da una sequenza di decisioni divisive per i tarquiniesi.

Proprio sul finire del mandato, mentre si attendeva di sapere di una sua ricandidatura o meno, Giulivi ha iniziato ad agire con metodi che hanno scatenato ampie polemiche: prima il taglio dei pini al lido, con annesso battibecco con Alessandro Gassman, poi la lite con la produzione di Martin Scorsese per le riprese del film a Tarquinia, risolta solo con l’intervento del presidente della Regione Lazio. Una serie di ordinanze kafkiane, su tutte quella che vieta tutt’ora la vendita dei sacchi neri e opachi (2022). Un autovelox installato all’Acquetta, strada per l’ingresso alla città. Il semaforo in via delle Croci, vicino all’ospedale. Infine il cambio nel sistema di raccolta differenziata e i cantieri al lido, partiti proprio alle porte della stagione turistica e che dureranno, sembra, per quasi tutta l’estate. Nel mezzo, un rimpasto di maggioranza (fuori la Lega, dentro FdI a metà mandato), il caos all’Università agraria e il mancato accordo con Renato Bacciardi per un apparentamento al ballottaggio. La sensazione è che Giulivi abbia commesso degli errori di comunicazione, non riuscendo a trasmettere i suoi messaggi ai cittadini, mentre il Pd è riuscito a cavalcare l’indignazione popolare demonizzandolo. Di certo, Giulivi dovrà riflettere su questo se in futuro vorrà nuovamente ambire al suo terzo mandato da sindaco.

I festeggiamenti sfrenati del Pd

Che quello di Tarquinia sia stato un voto di protesta non c’è dubbio. Si è trattato di una sorta di referendum contro Giulivi, esattamente quel che non doveva essere se si voleva puntare realmente alla vittoria. Alle europee, che coincidevano con il primo turno delle comunali, la maggioranza assoluta dei tarquiniesi ha scelto il centrodestra. Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno poco da rimproverarsi in questo senso, perché a mancare è stata la spinta da parte del candidato sindaco, che alla fine si è rivelato un profilo poco in sintonia con l’elettorato. A sottolineare quanto sia stata incisiva la scelta di candidare Giulivi sono i festeggiamenti sfrenati del Pd al momento della vittoria. Cartelli di sfottò fuori dal seggio: “Ciaone”, “Sindaco, sei stato nominato, devi abbandonare la casa comunale” e “Tarquinia liberata”. Ma anche epiteti poco gradevoli ai candidati di Fratelli d’Italia, chiamati “vigliacchi” da un esiguo gruppo di esagitati dopo che avevano lasciato il seggio uscendo dal retro. Infine, a suggellare questo teatrino, un lungo striscione srotolato dal balcone del palazzo comunale con scritto “Tarquinia libera” mentre sotto i militanti piddini sventolavano le loro bandiere. Scene pittoresche di festeggiamenti sguaiati, forse fin troppo sopra le righe per una città che conta appena 16mila abitanti. Questo prova quanto l’astio fosse vero e quanto la stragrande maggioranza dei votanti sia andata alle urne con un obiettivo ben chiaro. La generazione X definirebbe “cringe” (imbarazzante, per i non avvezzi) quanto andato in scena ieri pomeriggio dopo lo spoglio ma, si sa, chi vince le elezioni ha sempre ragione. Senz’altro la campagna elettorale 2024 rimarrà ben impressa nella memoria della città, per i toni accesi e per il risultato a suo modo storico.

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