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LA BUONA SANITÀ

Chiusura dell'ospedale di Tarquinia? La sanità sul litorale può rinascere nonostante le difficoltà: i dati

Nei dati il trend di miglioramento dell'ospedale di Tarquinia: aumentano gli accessi al pronto soccorso ma diminuiscono i tempi di attesa, riaperta la chirurgia ortopedica, in attesa di nuove assunzioni

La sanità viterbese è certamente una delle più particolari. Esistono delle ottime eccellenze, ma anche delle gravi carenze, soprattutto in termini strutturali e di personale. Tuttavia, una buona sanità, nella Tuscia, è possibile. I principali plessi sono ovviamente quello di Belcolle, l’Andosilla di Civita Castellana e l’ospedale di Tarquinia. Quest’ultimo, in particolare, è diventato recentemente terreno di un acceso scontro politico. Da una parte ci sono la Regione Lazio e l’Asl, che sostengono di star attuando un piano di rilancio del nosocomio, dall’altro c’è invece un comitato di cittadini tarquiniesi che evidenzia le lacune organizzative e i disservizi agitando, addirittura, lo spettro di una possibile e clamorosa chiusura.

Effettivamente, ci sono state in passato delle defezioni importanti. L’ospedale del litorale è stato oggetto di un evidente depotenziamento, frutto della gestione delle due giunte Zingaretti, le quali hanno dovuto far conto con un periodo di austerity e hanno optato, tra le tante misure, per un taglio alla sanità. Sono stati chiusi diversi reparti, tra cui quello di ginecologia, e anche il personale ha subito uno sfoltimento non da poco. Proprio quest’ultima voce ha indotto Antonio Pellicciotti, fino alla settimana scorsa direttore sanitario, a dimettersi. Al suo posto è stata prontamente nominata Bernadette Macchione, mentre la Uoc di chirurgia è stata affidata alle sapienti mani dell’esperto dottore Pietro Amodio, il quale si è reso subito protagonista di un delicato e innovativo intervento di resezione laparoscopica del colon. Luci e ombre, quindi. Nonostante le difficoltà, grazie alla professionalità dei medici, il servizio pubblico continua a essere garantito anche con punte di eccellenza in alcuni campi come, appunto, quello della chirurgia.

E la verità, allora, qual è? In questi casi non c’è nulla di più attendibile dei dati ufficiali, in possesso non solo della stessa Asl ma anche del ministero della Sanità e dell’analogo assessorato regionale, che monitora costantemente l’andamento della struttura per avere il polso della situazione. Dalle statistiche, però, quello di Tarquinia sembra essere tutt’altro fuorché un ospedale da incubo prossimo a chiudere i battenti. A dirlo sono i dati di esito del pronto soccorso, registrati dal primo gennaio al 30 giugno, i quali certificano il trend di miglioramento in atto negli ultimi tre anni sia per quanto concerne gli standard qualitativi che quelli quantitativi. Le statistiche del pronto soccorso sono tra le principali da tener d’occhio in questi casi per rendersi conto dell’effettiva efficienza del plesso, in quanto quelli che vengono trattati lì sono interventi che necessitano pronte risposte e un’organizzazione preparata. Stando a questi dati, l’ospedale di Tarquinia risulta essere tra i migliori di tutta la provincia.

Facendo un confronto tra il primo semestre del 2020 e lo stesso periodo del 2023, si è passati da 5mila 29 accessi in pronto soccorso a 6mila 405. Andando ad approfondire questo dato quantitativo con le tipologie di esito, il giudizio positivo accresce: nel 2020, difatti, le persone con invio da pronto soccorso nelle strutture ambulatoriali al momento della dimissione sono state 390, 518 nel 2021, 791 nel 2022 e 805 nel 2023. Questi numeri sono di cruciale importanza, perché rilevano la capacità di presa in carico dei pazienti. Un’azione che, se fatta adeguatamente, limita sensibilmente la percentuale di un ritorno del cittadino assistito nel pronto soccorso.

Per quanto riguarda i tempi di attesa, nel primo semestre del 2023 solo il 6,21% dei cittadini assistiti, per cui è stato necessario attivare un ricovero o un trasferimento in altra struttura, ha avuto una permanenza superiore alle 24 ore dall’accesso in pronto soccorso. Rispetto al 2022, questo indicatore è migliorato del 45%. In generale, dei 6mila 405 cittadini che si sono rivolti alla struttura di emergenza del litorale, il 94,73% ha registrato una permanenza in pronto soccorso inferiore a 12 ore dall’accesso. Anche in questo caso, si evince un miglioramento del 2% rispetto allo scorso anno. Essendo un ospedale vicino a uno dei lidi viterbesi più affollati, quello di Tarquinia d’estate amplia il proprio bacino d’utenza. Tuttavia, anche durante la bella stagione il trend si è dimostrato estremamente incoraggiante, visto che sino stati evitati casi di sovraffollamento o altri disagi simili. 

Carte alla mano, l’ospedale è vivo e vegeto e risponde concretamente alle esigenze della comunità. Mancano, è vero, alcuni reparti specialistici ma su questo la Regione Lazio e l’Azienda sanitaria locale si stanno muovendo. Ad ottobre ha riaperto la chirurgia ortopedica, mentre c’è attesa di sapere quante nuove unità di personale sbarcheranno a Tarquinia. Alla Asl, che le dislocherà su tutti i nosocomi provinciali in base alle necessità, ne spettano circa una quindicina. Purtroppo, come noto, la burocrazia non consente di effettuare un numero cospicuo di assunzioni nel breve periodo e, per questo, per rimpolpare il personale servirà del tempo. Di certo, l’ospedale non sarà chiuso. Ci hanno tenuto a ribadirlo la consigliera regionale tarquiniese Valentina Paterna e Daniele Sabatini, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Pisana.

Il prossimo 16 dicembre è in programma una manifestazione organizzata dal comitato Insieme per l’ospedale, dal titolo “Salviamo l’ospedale con un abbraccio”. I manifestanti daranno vita a un cordone umano che abbraccerà le mura esterne della struttura. L’intento è quello di “difenderlo con un gesto amorevole”.

L’attenzione dei cittadini è giustamente alta su un tema importante come la sanità ed evidentemente le rassicurazioni delle istituzioni non bastano. I buoni auspici, però, ci sono tutti: una buona sanità nella Tuscia è possibile e può rinascere passando anche per Tarquinia. Questo malgrado le difficoltà che, va detto, l’attuale giunta regionale ha ereditato dalle precedenti. Un segnale, in questo senso, è stata la già citata riapertura del reparto di chirurgia ortopedica. La quale, insieme alla riorganizzazione della direzione e dell’unità di chirurgia, senz’altro aiuterà l’opera di rilancio.

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