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Sabato, 13 Aprile 2024
RIFIUTI

Discarica di Monterazzano, lo studio: "Vivere vicino agli impianti aumenta i rischi di tumore"

Il report del Dep rivela aspetti inquietanti sulla correlazione tra tumori e vicinanza agli impianti dove vengono trattati i rifiuti

Uno studio fa tremare i viterbesi, è quello condotto dal programma regionale Eras, rinnovato nel 2020 e chiuso a fine 2023. Nel report viene analizzata la correlazione tra l’incidenza tumorale nella popolazione e la vicinanza alle discariche. Ciò che ne è emerge è una constatazione che, in questi anni, ha preso sempre più fondamenta scientifiche: chi vive vicino ad una discarica, corre più rischi di contrarre il cancro e malattie gravi come quelle respiratorie, cardiache e cerebrovascolari, in particolare tra le donne, in proporzione all'esposizione alle emissioni inquinanti.

I dati dello studio, finanziato dalla Regione Lazio e condotto dal Dep (Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale), in collaborazione con Arpa Lazio, e consultati in esclusiva da Dossier di RomaToday, sono l'aggiornamento delle rilevazioni effettuate nel 2013. Nel dettaglio, il quadro epidemiologico mostra criticità per chi abita nel raggio di cinque chilometri da una delle nove discariche presenti nel Lazio: Albano Laziale, Bracciano, Civitavecchia, Colleferro, Guidonia Montecelio, Latina, Roccasecca, Roma-Malagrotta e Viterbo. Gli aggiornamenti dello studio "confermano l'associazione tra mortalità, morbosità e incidenza di tumori soprattutto per le patologie a carico dell'apparato respiratorio in coerenza con le indicazioni della letteratura scientifica, e può avere un nesso di causalità con le esposizioni ambientali". Le analisi hanno evidenziato anche un'associazione con alcune patologie tumorali nell'area della discarica di Malagrotta, molto complessa dal punto di vista ambientale. Anche se "occorre sottolineare che le associazioni evidenziate non sono sempre univoche e consistenti". 

Ma quel che più preoccupa è il fatto che anche i termovalorizzatore non siano esenti da queste dinamiche. Sono stati presi in esame quello di San Vittore nel Lazio, in funzione dal 2002, e quello di Colleferro, attivo tra il 2002 e il 2018. Rispetto ai risultati resi noti nel 2013, a copertura di un periodo che va dal 2003 al 2008, è emerso “un aumento dei rischi di broncopneumopatie croniche ostruttive (malattie respiratorie croniche) tra tutti i residenti. In particolare, c'è stato un aumento statisticamente significativo dei rischi tra le femmine nelle aree a media esposizione, dove le analisi precedentemente condotte non avevano identificato rischi significativi”. Nel report si rileva anche "dal 2019 al 2022, nel periodo dopo la chiusura di Colleferro, un notevole aumento dei ricoveri per disturbi dell'apparato circolatorio, in particolare per malattie cardiache e cerebrovascolari, tra i residenti nelle aree ad alta esposizione, con le donne che mostrano un rischio maggiore di disturbi circolatori".

Questo perché, come spiegano gli scienziati del Dep, il processo termico legato alla combustione dei rifiuti di un termovalorizzatore rilascia nell'aria diverse sostanze, tra cui il particolato, sia grossolano (Pm10) che fine (Pm2,5), metalli pesanti come il mercurio o il piombo, e prodotti di combustione incompleta come le diossine o il benzene. E gli effetti possono presentarsi anche a lungo termine e dopo la chiusura di un impianto, "a causa dell'esposizione cronica agli inquinanti atmosferici". 

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