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Scuole, dimensionamento senza gradualità: la Regione ne taglia subito 37. Tremano gli istituti della Tuscia

Dovevano essere 14 le istituzioni scolastiche nel Lazio che saltavano per il 2024/2025 ma la Pisana ha modificato all'ultimo i piani di inizio novembre

Un colpo di mano che ha mandato in subbuglio le scuole del Lazio. La giunta regionale ha stabilito che già per il prossimo anno scolastico 2024/2025 avverrà la riduzione di 37 autonomie scolastiche contro le 14 inizialmente previste, una sforbiciata che riguarderà le scuole elementari, medie e superiori. Una decisione che ha scatenato le reazioni non solo dal mondo della politica. Nella Tuscia era previsto il taglio di un istituto, numero che adesso potrebbe aumentare. In sintesi, verranno accorpate scuole con pochi iscritti mentre altre spariranno. Non verranno chiuse "fisicamente" ma alcune, di sicuro, spariranno e verranno assorbite da altre, con il conseguente trasferimento di dirigenti scolastici e personale di segreteria.

Dimensionamento scolastico

Oltre ai dirigenti scolastici, la razionalizzazione riguarderà anche i direttori dei servizi generali e amministrativi (dsga). Si prevede, in sintesi, una sorta di accorpamento per le scuole che hanno una popolazione scolastica inferiore alle 900 unità. Questo vuol dire che alcuni istituti perderanno la loro autonomia e che i presidi dovranno gestire più scuole contemporamente, magari anche con sedi distanti tra loro.

Nella delibera approvata lo scorso 6 novembre, la Regione Lazio, in considerazione del numero totale delle scuole con pochi studenti nel proprio territorio e della loro distribuzione nelle aree metropolitana e provinciali, prevedeva “la riduzione di 14 istituzioni scolastiche del primo ciclo”, quindi elementari e medie, secondo le seguenti quote: sette per la città metropolitana di Roma capitale, tre per la provincia di Frosinone , uno per le province di Latina e Viterbo e due per Rieti, per un totale di 14 scuole. Erano rimaste escluse le scuole del secondo ciclo di istruzione, ovvero istituti tecnici, professionali e licei. 

Riduzione graduale

Sempre nella delibera di inizio novembre si spiegava come nel Lazio fossero attive 722 istituti "che al termine del triennio con l’anno scolastico 2026-2027, in applicazione della disposizione ministeriale, dovrà intervenire una riduzione di 53 autonomia scolastiche”. Si fa riferimento, in questo caso, al decreto 127 del 30 giugno 2023 del ministro dell’Istruzione e del merito di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze. Il documento sanciva il principio che scuole con pochi iscritti dovessero essere assorbite da altre per razionalizzare le spese. La Regione Lazio aveva scritto, nero su bianco, di voler “attuare tale riduzione in maniera graduale e ponderata a partire dall’anno scolastico 2024/25".

Cambio di marcia

Poi, invece, il “cambio di marcia” con il “taglio” immediato di 37 autonomie scolastiche grazie a una modifica della delibera del 6 novembre. Per quanto riguarda le scuole superiori, è stato anche ribadito che per l’anno scolastico 2024/25 non verranno accolte richieste di nuovi indirizzi di studio per nessuna tipologia di istituto. Per ora, inoltre, non è dato sapere quante scuole verranno tagliate a Viterbo e provincia. Lo "specchieto" sugli istituti a rischio, divisi per province, era presente nel piano di inizio novembre ma è scomparso in quello appena modificato dalla giunta regionale.

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Una parte della delibera sul dimensionamento scolastico

Effetti gravissimi

All’attacco Eleonora Mattia, consigliera regionale del Pd e membro della commissione Istruzione e diritto allo studio. Secondo lei la decisione della Pisana causerà “effetti devastanti sulla scuola”. Secondo Mattia, oltre al numero di istituzioni tagliate, che passa da 14 a 37 solo per il prossimo anno, preoccupa il fatto che questa scelta sia stata presa “senza alcun confronto con la comunità educante e scolastica e senza considerare l'impatto negativo su studenti e le loro famiglie in termini di qualità dell'istruzione e di spostamenti tra casa, scuola e lavoro”.

Per Claudio Marotta, di Verdi e sinistra, il piano del “ministro Valditara per il dimensionamento scolastico mette in pericolo 37 istituti nella Regione Lazio”. Secondo il consigliere d’opposizione “subisce le imposizioni del governo Meloni” perché “il dimensionamento scolastico, su così larga scala, significa tagli per il personale amministrativo e docente, il taglio delle dirigenze, l’eliminazione delle pluriclassi, che minaccia di chiudere di interi plessi”.

Piccoli Comuni a rischio

Questo dimensionamento rischia di colpire soprattutto i piccoli centri. Fermo restando che toccherà alla Città metropolitana e alle province individuare le istituzioni scolastiche sottodimensionate su cui intervenire, sono stati fissati anche dei criteri per non toccare quelle scuole troppo isolate: più di mezzora di tempo per raggiungere la scuola, mezzi pubblici che hanno frequenza di un’ora o più e difficoltà di spostamenti nei periodi invernali.

Anche l’Anci Lazio, l’associazione dei Comuni, ha criticato il “colpo di spugna” della Regione. Il presidente Riccardo Varone e la delegata del direttivo all’itrtuzione Luisa Piacentini hanno scritto a Rocca e all’assessore regionale alla scuola Schiboni in cui rappresentano “l’estremo disagio a fronte dell’improvviso cambiamento di strategia regionale in ordine alle linee guida per il dimensionamento scolastico 2024/2025”. “Avevamo discusso – spiega il presidente Varone – questo tema con la Regione e anche a fronte della deliberazione della giunta regionale del 6 novembre scorso, eravamo certi di continuare le consultazioni su questo tema. La giunta Rocca invece ha improvvisamente virato verso una soluzione che mette a rischio la sopravvivenza del sistema scolastico in tantissimi comuni, soprattutto i più piccoli”.

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