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Mercoledì, 17 Aprile 2024
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O'Puccio e il rogo del re. Il Carnevale civitonico, una storia lunga 600 anni

Protagonista indiscusso della manifestazione è O'Puccio, re delle maschere, che al termine dei festeggiamenti viene incendiato in piazza Matteotti

La tradizione del Carnevale civitonico, quello che ogni anno va in scena a Civita Castellana, la "Città che balla", è una delle più radicate e attese della Tuscia. Il documento ufficiale più antico che ne attesta l’esistenza è datato 1566 ed è custodito all'interno dell’archivio centrale dello Stato a Roma anche se, una sua copia, è conservata nella biblioteca comunale “E. Minio".

Una festa mastodontica che ogni anno va in scena nel borgo del Viterbese e che si avvale del supporto di 22 tra gruppi mascherati, carri allegorici, oltre 3.000 figuranti in maschera, villaggio street food, musica e animazione.

Protagonista indiscusso della manifestazione è O'Puccio, re delle maschere, che al termine dei festeggiamenti viene incendiato in piazza Matteotti. Di lui scrive, nel 1833, pure Gaetano Gigliotti nel suo elogio per il funerale del re del Carnevale organizzato in quell’anno dalla “società di beoni”. Il re muore e viene cremato chiudendo ogni festeggiamento, ogni follia in maschera. Il rituale tradizionale prevede che le regole, il potere e le convenzioni subiscano un’inversione ed è per questo che O Puccio viene bruciato. Il pupazzo di cartapesta viene mandato al rogo durante la grande festa del martedì grasso, perché il carnevale simboleggia proprio il passaggio rituale importante dalla notte dei tempi.

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