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Rosa da Viterbo: il cuore sacro della città. Storia della santa e della sua Macchina

Il 4 settembre Viterbo celebra la sua santa patrona. Alla vigilia di tale ricorrenza ogni anno viene trasportata in processione la Macchina diventata patrimonio dell'Unesco

"Semo tutti d'un sentimento?”. Il grido che accompagna la processione è quello che unisce i cuori di una città intera. La sera del 3 settembre, alla vigilia delle celebrazioni ufficiali, Viterbo rivive le grandi emozioni della traslazione della sua patrona con la cerimonia della Macchina di Santa Rosa.

Rosa, il cuore sacro della città

Nata a Viterbo il 9 luglio 1233, poco più che adolescente divenne terziaria francescana dopo essere stata respinta dall’ordine delle clarisse a causa di una salute alquanto precaria. Nella sua vita religiosa fu una delle più accanite predicatrici contro i catari difendendo strenuamente il Papa nella lotta fra guelfi e ghibellini. Morì nel 1251 e, sebbene il processo di canonizzazione iniziò l'anno stesso, venne interrotto e poi ripreso duecento anni più tardi da papa Callisto III. Non venne portato a compimento e, ancora oggi, la canonizzazione non è avvenuta. Le spoglie della giovane vennero sepolte senza bara nella chiesa di Santa Maria in Poggio. Sette anni dopo vennero ritrovate miracolosamente integre. Per tale motivo l’allora papa Alessandro IV ne ordinò la traslazione nella chiesa del monastero di San Damiano, dove oggi sorge il santuario della santa. Nel corso degli anni non vennero mai prese particolari precauzioni per la sua conservazione, ma anzi, durante il Rinascimento era permesso ai fedeli toccarle attraverso una piccola apertura praticata sull’urna. Nel 1921 il corpo della santa venne sottoposto ad una prima ricognizione cadaverica durante la quale le venne estratto il cuore e riposto in un reliquiario. Nel 1996 sono stati eseguiti nuovi approfondimenti scientifici sui resti che hanno permesso di comprendere come Rosa fosse affetta da una rara patologia caratterizzata da una mancanza congenita dello sterno. Era alta circa un metro e 55, aveva gli occhi blu e i capelli castani. La santa viene celebrata il 4 settembre giorno in cui ricorre l'anniversario della traslazione del corpo avvenuta nel 1258. In suo onore alla vigilia della festa viene trasportata sulle spalle di cento robusti portatori, i facchini, la Macchina di Santa Rosa. Campanile artistico alto 28 metri e dal peso di 50 quintali, viene rinnovato ogni 5 anni e sulla sommità porta la statua della santa.

La Macchina

Viterbo - Macchina di santa Rosa - Gloria

Dieci anni fa la Macchina è stata riconosciuta patrimonio dell’Unesco. La cerimonia ogni anno richiama migliaia di visitatori e fedeli che accorrono a Viterbo per ammirare l’impresa di quei cento uomini che si fanno carico di trasportare sulle spalle il maestoso baldacchino sulla cui sommità si eleva la statua della santa. Il percorso si snoda lungo le strade del centro storico rievocando simbolicamente la traslazione della salma della patrona. Realizzata da un costruttore, scelto dal Comune di Viterbo con pubblico appalto ogni cinque anni, misura ben 28 metri di altezza. Nel corso del tempo l’opera ha assunto forme sempre più elaborate e artistiche dando forma all’immaginazione dei suoi progettisti. Il giorno della cerimonia, i Facchini vanno in visita a sette chiese del centro per poi ritirarsi nel convento dei cappuccini, dove il capofacchino impartisce le ultime indicazioni. Un’ora dopo il tramonto inizia il trasporto. Le luci della città si spengono lasciando la scena alla Macchina illuminata da centinaia di fiaccole. Verso le 20 i Facchini partendo dal santuario di Santa Rosa percorrono a ritroso il tragitto della Macchina, acclamati dalla folla, fino a raggiungere la Chiesa di S. Sisto, presso Porta Romana, accanto alla "mossa". Qui viene impartita loro dal vescovo la cosiddetta benedizione in articulo mortis. Il trasporto inizia all'interno di Porta Romana, dove accanto alla Chiesa di San Sisto la Macchina è stata assemblata durante i mesi di luglio e agosto e celata fino all'ultimo momento da un'imponente impalcatura coperta con teli. Durante il trasporto si effettuano cinque fermate:

  • Piazza Fontana Grande;
  • Piazza del Plebiscito (di fronte al Comune) ove avviene la girata;
  • Piazza delle Erbe;
  • Corso Italia (davanti alla Chiesa di Santa Maria del Suffragio);
  • Corso Italia (nei pressi della Chiesa di Sant'Egidio - Fermata istituita nell'anno 2013 e considerata 'sosta tecnica' in quanto si inseriscono le spallette aggiuntive; viene utilizzata nel caso in cui la Macchina debba effettuare una o più girate in Piazza Verdi);
  • Piazza Verdi (o del Teatro).

GALLERY | Santa Rosa, lo sforzo sui volti dei facchini

L'ultimo tratto consiste in una ripida via in salita, effettuata quasi a passo di corsa, con l'aiuto di corde anteriori in aggiunta e di travi dette "leve" che spingono la Macchina posteriormente. La Macchina viene posata infine davanti al Santuario, dove rimane esposta per alcuni giorni. Le origini della cerimonia risalgono agli anni successivi al 1258, quando, per ricordare la traslazione del corpo si volle ripetere quella processione trasportando un'immagine o una statua della Santa illuminata su un baldacchino, che assunse nei secoli dimensioni sempre più colossali. Nei giorni precedenti il trasporto si effettuano tre "trasporti" dove i protagonisti sono i bambini detti mini-facchini.

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