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Sabato, 13 Aprile 2024
CAOS STADIO

Quel pasticciaccio brutto sul Rocchi: Romano può tornare alla carica, Camilli furioso e Frontini si asserraglia

Le tappe salienti che hanno portato allo scoppio del caos stadio

Sembra essere una telenovela senza fine, stile “Terra amara” o “Il segreto”. Peccato che, nell’intricata storia dello stadio Rocchi, siano in pochi quelli a divertirsi. Anzi, a rimetterci sono tutti: il Comune, che non può far fruttare un bene pubblico, la città, che vede andare in rovina il tempio del calcio viterbese, e i tifosi, che non possono seguire la loro squadra. Tutto è nato per un pasticciaccio brutto, un abominio giuridico fatto di forzature, stratagemmi più o meno raffinati ed una serie di retroscena ad oggi inediti e segreti. 

Anche solo cercare di rimettere ordine, ritrovando il bandolo di una matassa ormai intricata e aggrovigliata, è un compito arduo per qualsiasi azzeccagarbugli. Tra determine, delibere, bandi, avvisi, revoche, annullamenti e un fiume di parole, capire cosa sia accaduto in quel lasso di tempo che va da giugno ad oggi è quasi impossibile. Di certo, c’è una data in cui questa querelle è cominciata, il 23 aprile 2023. La Viterbese vince 2-1 con il Francavilla ma, a fronte di una classifica impietosa che recita 33 punti in 38 partite, retrocede in Serie D. Da quel momento si susseguono feroci litigate tra il presidente Marco Arturo Romano e i giornalisti, continui stravolgimenti societari, con l’ingresso di nuovi - e discutibili - soci. Il 10 maggio, poi, arriva la sentenza sul ricorso presentato contro la Figc per quei due punti di penalizzazione, inflitti alla Viterbese per ritardi nel pagamento di alcune cartelle Inps da 11mila euro. Sentenza che nega la fondatezza delle motivazioni di Romano ed ufficializza la retrocessione della Viterbese.

Il vulnus, si potrebbe dire, sta tutto qui. Romano entra in collisione con il Comune, che non lo ritiene più un serio interlocutore col quale discutere del futuro dello stadio Enrico Rocchi, che sarà ristrutturato con i fondi del Pnrr. Il sindaco Frontini, assieme all’assessore Aronne, decide di non rinnovare alla Viterbese la convenzione per la gestione dell’impianto. “I documenti da noi richiesti, ossia la fideiussione ed il progetto definitivo, non sono stati prodotti dalla Societá”, questa la motivazione ufficiale dell’amministrazione. C’è però un dettaglio, una sorta di pre-intesa siglata tra la Viterbese e l’allora commissario prefettizio Antonella Scolamiero. Al suo interno, secondo quanto trapelato in questi mesi, c’erano delle clausole che avrebbero gettato le basi per un rinnovo, per così dire, semi-automatico. Clausole che, di fronte all’azione dell’amministrazione Frontini, sono tutte decadute. E il Tar, lo scorso 13 settembre, ha dato ragione al Comune, rigettando il ricorso di Romano, de facto sfrattato dal Rocchi. Secondo i giudici, “la proroga dell’affidamento dell’impianto sportivo (o il suo rinnovo) non può essere conseguita che per accordo delle parti e quindi in presenza della disponibilità dell’ente, alle condizioni che dipendono dalla valutazione di interesse pubblico di competenza di quest’ultimo, previa accettazione delle relative clausole d’obbligo (salve modifiche consensuali), condizioni queste che, nella presente fattispecie, non si sono verificate”. Alla data di scadenza della convenzione, il Comune di Viterbo si trovava quindi nella piena facoltà di decidere se prorogare o meno la convenzione. 

Dopo la cacciata di Romano, avvenuta secondo parte della stampa e di alcuni addetti ai lavori, ma anche secondo diversi esponenti politici e del mondo dello sport con delle “forzature”, il Comune pubblica una manifestazione di interesse per l’affidamento in concessione dello stadio. Si fa avanti una sola società, la FC Viterbo, alla quale si era avvicinato l’imprenditore Piero Camilli. Sembrava essere tutto predisposto per la rinascita del calcio cittadino, con il Rocchi alla Faul Cimini che riprenderebbe lo scettro di erede della Viterbese. E, invece, accade l’imponderabile. Si scopre, a bando ormai avviato, che la FC non ha i requisiti per ottenere la gestione del Rocchi (68mila euro di debiti con l’Iva) e dunque si ritira dalla manifestazione d’interesse, della quale era l’unica partecipante, lanciando strali contro i frontiniani. Un patatrac incredibile, quasi grottesco, che ha creato pericolosi precedenti. 

Secondo Frontini, non era possibile procedere con l'affidamento perché c'era un contenzioso in atto (il ricorso della Viterbese di Romano) e una proprietà non univoca (il Rocchi è infatti condiviso con la Regione, ma questo è un dettaglio da analizzare separatamente). La prima cittadina, a riguardo, è stata chiara di nome e di fatto lo scorso 21 novembre: “C'è stata una forzatura sin dall'inizio ed è stato fatto fare alla Fc Viterbo il passo più lungo della gamba, molto probabilmente dovuto a dinamiche di rivalsa e di gestione dello stadio. Forse chi ha messo i soldi nella squadra voleva un ufficio al Rocchi". Dicevamo della comproprietà della Regione. Ebbene, la Pisana ha concesso al Comune la possibilità di prendersi il 100% del bene ma, ad oggi, non è ancora noto se Palazzo dei Priori abbia esercitato o meno questa facoltà. E il punto, in tutto questo, sono le riunioni che si sarebbero svolte prima o nel mentre, quando la manifestazione era ancora aperta e la Cimini non sembrava essere in grado di soddisfare i criteri di legge per l’assegnazione. 

Le anomalie, in questa faccenda, sono diverse. A partire dalla manifestazione d’interesse, bandita dal Comune quando il Rocchi era, appunto, in comproprietà con la Regione. Stando ai pareri di alcuni personaggi, anche autorevoli, questo non sarebbe dovuto essere reso possibile ma non ci sono (ad oggi) evidenze giuridiche o legali che possano affermarlo. In secundis, poi, c’è una domanda da porsi: come affermato da Piero Camilli, Frontini poteva o non poteva tenere incontri con la società partecipante alla manifestazione (la Faul Cimini)? Ma soprattutto, questi presunti incontri sono accaduti precedentemente o successivamente alla revoca della convenzione con la Viterbese di Romano? Sarà eventualmente compito della magistratura dare una risposta a queste domande, qualora si presentassero azioni legali relative alla vicenda, ma sarebbe ottimo se fosse Frontini stessa a fugare ogni dubbio. Magari in Consiglio comunale, dove il prossimo 18 gennaio si terrà una seduta straordinaria proprio sul Rocchi. 

Ad oggi, l’unica cosa certa è che l’affaire dello stadio presenta una miriade di punti interrogativi e di retroscena ad ora ignoti. Paradossalmente, anche Marco Arturo Romano e la sua Viterbese, che milita in Promozione, potrebbero tornare alla carica. Del resto, se c’è una procedura aperta a tutti, non gli si può negare la partecipazione. E Camilli e la Faul? Dire che siano furiosi è riduttivo. Secondo quanto raccolto da ViterboToday, ogni richiesta della FC Viterbo di poter giocare al Rocchi le partite di campionato non è stata accontentata. Frontini, da sindaco, per il momento ha deciso di asserragliarsi a Palazzo dei Priori, prendendo in considerazione l’idea di un affidamento diretto ad una terza società, che però non si sa quale sia. Forse l’Asd Viterbo Football Club, che però suscita più di qualche dubbio quanto a solidità economica e societaria per amministrare l’impianto della Palazzina. La cosa particolare è che, dopo aver manifestato il proprio interesse, la società di Santa Barbara è letteralmente sparita dai radar. Sicuramente, presto o tardi questa complessa storia dovrà arrivare ad una risoluzione. C’è solo da capire quando, piuttosto che quale.

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