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OCCHIO AL ROCCHI

La Viterbese è nel caos e il Monterosi può prendersi il Rocchi: lo scenario da brivido per i tifosi

L'incubo serie D e la penalizzazione, la Viterbese sempre più nel caos e il Monterosi potrebbe sostituirla: ecco come

Se l’8 maggio 2019 qualcuno avesse detto ai tifosi della Viterbese che, nel giro di neanche quattro anni, il Monterosi sarebbe diventata la prima squadra della Tuscia in termini di risultati, probabilmente sarebbe stato sbeffeggiato a suon di grasse risate. Eppure, come da copione per un calcio - quello della Serie C - sempre più volatile ed imprevedibile, quello scenario kafkiano si è avverato. La Viterbese teme la retrocessione, mentre il Monterosi sorprende tutti. Il clamoroso ribaltone, salvo miracoli sportivi, è servito: la squadra del piccolo comune soppianterà quella del capoluogo? L’ipotesi è molto, molto probabile. Ma come si è passati dalla vittoria della Coppa Italia, alzata al Rocchi di fronte ad un mostro sacro come Adriano Galliani, allo spettro del ritorno in Serie D? La risposta è nascosta nei meandri dello stadio gialloblù, teatro di una storia surreale. 

DALL’INFERNO AL PARADISO

L’8 maggio 2019, la Viterbese del patron Piero Camilli conquista la Coppa Italia Serie C battendo in finale, all’ultimo respiro, il Monza di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani. Una vera e propria impresa, quella che consegna ai leoni il loro primo titolo nel calcio professionistico. E da lì la piazza inizia a sognare in grande, tornando ad accarezzare il chimerico approdo in Serie B. E invece, dal gol di Atanasov che fa esplodere di gioia gli spalti del Rocchi, comincia una repentina ed inaspettata discesa verso i bassifondi del professionismo. La vittoria del trofeo qualifica la Viterbese ai quarti di finale dei play-off, dove però viene eliminata malamente dall'Arezzo: 3-0 in trasferta e 0-2 in casa. Una mazzata che fa tornare i tifosi, comunque soddisfatti, con i piedi per terra. Del resto, la stagione ha regalato una gioia. Eppure, proprio contro gli aretini, accade qualcosa che cambierà per sempre il destino del club: Giorgio La Cava, presidente dell’Arezzo, al termine del match di ritorno, schernisce i supporters gialloblù e Luciano Camilli, figlio di Piero, risponde spintonandolo. Da quella colluttazione, dettata dal nervosismo del momento, la famiglia Camilli, dopo aver preso le redini della squadra in Eccellenza ed averla riportata in Serie C, lascerà il comando. Luciano verrà inibito dalla giustizia sportiva, mentre il padre, il 24 maggio (due settimane dopo il trionfo di coppa), annuncerà di aver messo in vendita la Viterbese. “Questo calcio non ci appartiene”, dirà.

L’ARRIVO DI ROMANO E LE BEGHE CON CAMILLI

Il 18 luglio 2019, il club passa nelle mani di Marco Arturo Romano. Si sa poco di lui: originario di Cassino, è un ingegnere ed imprenditore. Si vocifera anche sia amico di Claudio Lotito, presidente della Lazio. Arriva a Viterbo nello scetticismo generale, col fardello di dover raccogliere un’eredità pesante. Quanto gli è costato l’acquisto della Viterbese? Circa 150mila euro, sostiene Camilli. Nonostante le perplessità e l’approccio impacciato con la piazza, Romano iscrive la squadra in Serie C, in una stagione che s’interromperà a marzo a causa del Covid. In quella successiva (20/21), la Viterbese si piazza al 12esimo posto, palesando comunque alcune lacune gestionali e tecniche rispetto al passato. Terminato il campionato, Romano epura mezza dirigenza, reclutando nell’organigramma alcune figure estranee all’ambiante. Nel torneo successivo la musica non cambia, con la salvezza raggiunta sempre all’ultimo respiro, stavolta contro la Fermana. A fine stagione, Romano dichiara che “a Viterbo è impossibile fare calcio” e comunica la messa in vendita della società. Poi ci ripensa e se la tiene, non prima di discutere animatamente con Camilli sino a portarlo in tribunale per “il recupero delle somme non versate da quest’ultimo in riferimento al lodo Sforzini, a rateizzazioni Equitalia e a stipendi non pagati”. “Camilli - spiega Romano - aveva delle rateizzazioni di Equitalia che non ha più pagato, così come i 140mila euro del caso Sforzini, che erano da pagare entro sette giorni. Lo abbiamo invitato a pagare ma, non avendolo fatto, abbiamo dato l’incarico a un avvocato per recuperare le somme”. La replica non tarda ad arrivare: “Se non hanno saputo seguire una vertenza in atto con il giocatore con chi se la prendono, con me? Quando il signor Romano ha preso la Viterbese era a conoscenza di tutto. Gli stipendi non pagati a quali si riferisce? A quelli del magazziniere Paolo Garzia che, legittimamente, ha fatto vertenza? Se è così in difficoltà sa dove trovarmi. Viene da me e mi riprendo la società che in due anni ha fatto letteralmente a pezzi”. Scaramucce che, come vedremo, non hanno certo aiutato a rasserenare il clima attorno alla Viterbese.

L’ARRIVO DEL MONTEROSI E LA PENALIZZAZIONE

Mentre Romano e Camilli se le danno di santa ragione, la Tuscia festeggia l’ascesa del Monterosi, club partito dai dilettanti ed arrivato in Serie C. Dopo un iniziale trasloco a Pontedera, i biancorossi affittano il Rocchi e, nel 2022, per la prima volta, sarà derby con la Viterbese. Entrambe le squadre, infatti, vengono sorteggiate nello stesso girone. Dopo il 9 posto conquistato alla prima apparizione tra i professionisti - opposto alla faticosa salvezza dei cugini -, il Monterosi si toglie addirittura lo sfizio di vincere la prima stracittadina della storia. Uno smacco incalcolabile per i leoni, che precipitano in classifica mentre i rivali veleggiano a metà classifica. Siamo al presente, 2023. Il 19 gennaio scorso, il Tribunale Federale infligge due punti di penalizzazione alla Viterbese, che sprofonda all’ultimo posto della graduatoria. Il motivo? Due rate dell’Inps da 11mila euro pagate in ritardo. “La nostra società - si è difeso Romano, annunciando il ricorso - ha regolarmente pagato gli stipendi dei calciatori, è in regola con le scadenze Inps ed Irpef e non ha in sospeso alcuna imposta, se non nell’ambito delle dilazioni concesse dalla normativa vigente”. 

IL FUTURO: IL CAOS SOCIETARIO E LO SPETTRO RETROCESSIONE

È difficile, per tifosi e addetti ai lavori, fare previsioni su quale futuro aspetti la Viterbese. La società è letteralmente in balia delle onde: tre direttori sportivi e tre allenatori cambiati in neanche cinque mesi. Se la breve permanenza dei tecnici è legata agli scarsi risultati, quella dei dirigenti è avvolta da un alone di mistero. Oscar Magoni, il penultimo Ds, è durato appena 46 giorni, quasi come il compianto Papa Luciani. Giusto il tempo di condurre una sessione di mercato che definire scriteriata è un eufemismo: acquistati Dekic, che non gioca da tre anni, Montaperto e Rabiu, ai box dalla scorsa stagione, e poi Devatek, Ndom e Renault, 20 presenze in tre. Da mercato di riparazione a mercato di distruzione, operazioni folli per una squadra che deve salvarsi in sole 16 partite. Adesso il nuovo direttore è Carlo Musa, il quale deve fare i conti con le richieste del nuovo mister Lopez, che ha definito “da rifare” la campagna acquisti. La situazione è complicata, per evitare la retrocessione serve veramente un miracolo.

IL MONTEROSI SOSTITUIRÀ LA VITERBESE?

Certo, i conti vanno fatti a tempo debito, nel calcio a fine stagione. Ma è altrettanto vero che la programmazione è fondamentale. Così, mentre la tremebonda Viterbese annaspa, nei grandi salotti di palazzo si iniziano a far calcoli e progetti. Il Comune di Viterbo, nell’ambito del piano d’investimenti del Pnrr, ha annunciato l’intenzione di voler impiegare quasi 3 milioni di euro per il restyling dello stadio Enrico Rocchi. Un intervento che dovrà essere realizzato a quattro mani con il club, che dovrebbe ottenere (secondo il lotto) 1 milione e mezzo di euro di cofinanziamento. Il progetto è suggestivo: realizzazione della tribuna Pratogiardino coperta, aumento dei posti tramite prolungamento della struttura fino a bordo campo, sistema energetico fotovoltaico e riqualificazione della struttura. Tutto molto bello, ma viene da porsi una domanda: qualora la Viterbese dovesse disgraziatamente retrocedere, cosa accadrà? Secondo il Comune, tutto dovrebbe essere bandito entro marzo, ma un eventuale ritorno dei gialloblu in Serie D metterebbe la società in crisi, rischiando di mandare al macero il corposo investimento. Un rischio che nessuno vuol correre, per questo, secondo indiscrezioni, il Comune avrebbe pronto il piano B: in caso di fallimento della Viterbese, sarebbe il Monterosi a diventare protagonista. Ma sarebbero da sbrigliare tutti i nodi giuridici, legati soprattutto al contratto di concessione dello stadio. L’ultimo, firmato nel 2018, l’assegnava fino al 31 agosto di quest’anno. Per la proprietà biancorossa, facente capo a Mauro Fusano, numero uno del gruppo Maury’s, aggiudicarsi il Rocchi sarebbe un autentico colpaccio. Lo scenario è ancora in divenire, ma quella alle porte potrebbe essere una tra le più calde degli ultimi anni. Di certo, appena quattro anni fa, solo un visionario avrebbe potuto scommettere su un contesto del genere.

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