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Violenza sulle donne, la consigliera Croci: "Ero incinta, il mio ex marito mi ha preso per i capelli e mi ha picchiato" | VIDEO

La consigliera comunale Alessandra Croci racconta i soprusi subiti dall'uomo con cui è stata sposata 14 anni. Un aiuto per tutte le vittime il suo, richiamando ognuno di noi a essere sempre vigili: "Io mi sono salvata perché c'è chi mi ha teso la mano"

"Ero incinta, il mio ex marito mi ha preso per i capelli e mi ha picchiato". La consigliera comunale Alessandra Croci riapre una ferita chiusa oltre vent'anni fa. "Oggi è arrivato il momento e lo voglio fare qua", dice dalla sala d'Ercole di palazzo dei Priori durante l'assemblea cittadina. 

Racconta quella storia, fatta di botte, dolore e sofferenza, in un luogo pubblico e pubblicamente. E trasforma la condivisione di quelle violenze in un appello, che arriva come uno schiaffo dritto in faccia a chi l'ascolta. "Chiedo a tutti di avere attenzione verso qualsiasi donna. Guardare al di là di parole che magari non hanno alcun significato. Tenderle la mano, stringergliela". E ribadisce: "Quello che chiedo a tutti è un ascolto attento. Siamo presi da troppe cose, tutto troppo velocemente. Ma serve un ascolto attento, che dà la possibilità di percepire, oltre alle parole, una richiesta d'aiuto".

Croci richiama ognuno di noi alle proprie responsabilità in tema di violenza sulle donne. Tende una mano alle altre sopravvissute, ma lo fa parlando alla comunità invitandola a non abbassare mai la guardia e ad essere sempre vigile. Poi riavvolge il nastro e torna al 2000. Rivive quei momenti, con un groppo in gola ma con grande dignità e coraggio. "Era sera, ero incinta, dormivo su un lato. A un certo punto il mio ex marito arriva a casa ubriaco come sempre. Ho sentito solo una grande botta dietro ai reni. Sono caduta dal letto e mi ha preso per i capelli. Sono tornata sul letto e ha riniziato. È stata una notte da incubo, a cui ne sono seguite anche altre".

Quelle botte che fanno sempre male, tanto al corpo quanto all'anima, due volte la fanno finire in ospedale. "Ho sempre trovato persone che mi hanno detto: 'Eh, dite tutte che cadete dalle scale...'. Però non sono mai andate oltre questa parola e io sono tornata a casa. Ma una volta ho avuto il coraggio di dire qualcosa in più. Solo con le lacrime. Perché davanti a me c'era un medico che mi ha preso la mano".

E come se schiaffi e pugni non fossero già abbastanza, c'erano anche umiliazione e screditamento. "Può succedere a tutte. È capitato a me che sono un'insegnante e ho due lauree. Eppure mi faceva sentire che ero niente, che non ero una brava insegnante, madre, moglie quando buttava in aria i piatti perché non gli piaceva la cena".

Oggi quel matrimonio quasi quindicennale è stato annullato dal tribunale della Sacra Rota e quell'uomo è lontano non solo da Viterbo, ma soprattutto da lei e dalla sua vita. "Non dimenticherò mai ciò che ha fatto quel medico. Mi ha dato il coraggio di denunciare e finalmente, dopo 14 anni, avere il coraggio di lasciare mio marito. A volte bisogna essere attenti. Basta una parola gentile e sembra come se si aprisse un lucchetto".

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