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Sabato, 13 Aprile 2024
INVESTIMENTO SBAGLIATO?

Sviluppo economico, Viterbo spende (pro capite) più di Roma. Ma le attività continuano a chiudere

Nonostante gli sforzi finanziari di palazzo dei Priori, il settore non sembra poter decollare

Viterbo è il capoluogo laziale che spende più euro pro capite per lo sviluppo economico, ma questo non sembra avere alcun effetto reale e tangibile sulle attività, che continuano a chiudere baracca. Il dato emerge dal report stilato dal portale Openpolis, che ha preso in esame i bilanci consuntivi relativi al 2021 e ha redatto un prospetto dettagliato comune per comune sulle spese assolute e pro capite destinate al settore dello sviluppo economico. 

“I dati - spiegano da Openpolis - mostrano la spesa per cassa per lo sviluppo economico e la competitività. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Le uscite di una missione o di un programma possono essere relative a più assessorati”. La situazione, pertanto, vede Viterbo spendere complessivamente 1 milione 246mila 657 euro per lo sviluppo economico, ossia 18,9 euro pro capite. Quest’ultimo è il dato più alto dell’intero Lazio visto che, in ordine, seguono Roma (12,16 euro pro capite), Latina (11,15 euro pro capite), Rieti (6,97 euro pro capite) e infine Frosinone (3,75 euro pro capite).

Ma nonostante la mole d’investimenti, con palazzo dei Priori che spende quasi 19 euro ogni viterbese per finanziare un settore complesso e delicato come questo, i risultati non solo non si vedono ma, anzi, più passano gli anni e più peggiorano. Basterebbe affidarsi a un altro dato pro capite, quello del Pil, per accorgersene. Quanto a prodotto interno lordo, la città nel post-Covid ha subito una brusca frenata, con Viterbo che si conferma la meno prolifica del Lazio e quella cresciuta di meno nel corso dell’ultimo decennio. Altro che sviluppo economico, c’è stato quasi un regresso. Infatti, come provincia produciamo meno della Martinica e abbiamo un’economia molto simile a quella di zone non propriamente conosciute per essere floride come la Romania e la Slovacchia.

Nonostante l’enorme spesa pro capite, inoltre, in città le imprese continuano ad abbassare la saracinesca. Dal 2012 al 2022 sono 168 i negozi o le attività che hanno chiuso i battenti, 125 nel centro storico e 43 fuori. Appare dunque chiaro come questi soldi, che ogni anno le varie amministrazioni comunali che finora si sono avvicendate continuando a impiegare, vengano spesi oggettivamente senza una vera progettualità. Anche la giunta Frontini, malgrado le premesse incoraggianti sul fronte del taglio alla tassazione comunale, alla fine ha momentaneamente congelato ogni sorta di iniziativa nel campo dello sviluppo economico, limitandosi soltanto a intervenire su quel che riguarda il turismo e l’indotto da esso generato. E così, mentre gli imprenditori - soprattutto quelli del centro storico - continuano ad accarezzare la chimera di un pacchetto di sgravi fiscali, per non dire detassazione, la città fa la figura della spendacciona senza potersi fregiare di alcun risultato positivo. 

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