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Omicidio Bramucci, il procuratore: "Con gli arresti di Pomirleanu e Pizzuti chiuse le indagini"

Procura e carabinieri tirano le fila di un anno e mezzo di indagini sul delitto di Soriano nel Cimino dopo le ultime due misure cautelari

"Con l'arresto di Constantin Dan Pomirleanu e Alessio Pizzuti chiuse le indagini sull'omicidio di Salvatore Bramucci". Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma tira le fila di un anno e mezzo di indagini sul delitto del 7 agosto del 2022 a Soriano nel Cimino. Insieme a lui ci sono il pm Massimiliano Siddi, il comandante provinciale dei carabinieri Massimo Friano, della compagnia di Viterbo Felice Bucalo e del Nucleo investigativo Francesco Anania.

Omicidio Salvatore Bramucci (a dx) - A sx Constantin Dan Pomirleanu e Alessio Pizzuti

Ieri mattina gli ultimi due arresti: quello di Pomirleanu, 34enne compagno di Sabrina Bacchio cognata della vittima, e di Pizzuti, 35 anni. Il primo, come disposto dall'ordinanza di custodia cautelare del gip, è stato portato in carcere mentre il secondo è finito ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Gli inquirenti li ritengono "coinvolti a vario titolo nell'omicidio".

Nel dettaglio: "Pomirleanu ha collaborato con la compagna al reclutamento del gruppo di fuoco e alla collaborazione nella pianificazione dell'azione. Pizzuti era stato assoldato, insieme a Tonino Bacci e Lucio La Pietra (ritenuti i killer, ndr) per fare parte del commando mortale partecipando, in tale veste, a tutta la fase preparatoria fatta di riunioni e sopralluoghi desistendo solo poche ore prima della commissione dell'omicidio".

Già in carcere da diverso tempo Sabrina Bacchio, la sorella nonché vedova di Bramucci, Elisabetta Bacchio, ritenuta la mandante, e Bacci e La Pietra. I quattro sono anche a processo davanti alla corte di assise del tribunale di Viterbo. "Le misure per Pomirleanu e Pizzuti - spiega il procuratore Auriemma - sono arrivate all'esito di ulteriori accertamenti documentali e sulla messaggistica tra gli indagati che hanno richiesto diverso tempo. È stato fatto un lavoro certosino di costruzione e ricostruzione dei soggetti e dei loro ruoli".

Il comandante del nucleo investigativo Anania ripercorre un anno e mezzo di indagini che non hanno mai subito battute di arresto. Dalla "difficoltà a individuare le auto usate dal commando di fuoco per raggiungere Soriano da Roma", alla "ricostruzione delle relazioni tra le persone coinvolte" e "degli incontri, avvenuti tutti di persona, per pianificare il delitto". Indagini lunghe e complesse. "È stato decifrato - aggiunge Anania - anche una sorta di linguaggio in codice usato da tutti gli indagati. È stato fatto un grande lavoro, per cui ha contribuito l'ottima conoscenza del territorio da parte dei militari, di raccolta e analisi degli elementi che non si è fermata alle singole misure ma nel tempo sono stati aggiunti sempre più tasselli".

Bramucci, 58 anni, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco durante il suo orario di libera uscita dagli arresti domiciliari con cui stava finendo di scontare una condanna per usura ed estorsione. "Presumibilmente - sottolinea il pm Siddi - con una pistola, ma l'arma del delitto non è mai stata trovata. Per quanto riguarda il movente - prosegue - c'è quello ideativo che si presume essere di natura economica e familiare, ma c'è anche quello dei partecipanti che sarebbe esclusivamente economico in quanto potrebbero aver ricevuto una paga che, e ne siamo ragionevolmente sicuri, è stata di somma cospicua".

A conclusione delle indagini, il procuratore Auriemma parla di "ottimo risultato frutto della profonda conoscenza del territorio da parte dei carabinieri. Se la Tuscia viene considerata da tutti una zona tranquilla non è un caso ma perché la popolazione vede in tutte le forze dell'ordine un fondamentale punto di riferimento".

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