GIUDIZIARIA / Canino

Rapina alla coop Doganella di Canino: "Dipendenti legati e minacciati con la pistola puntata in faccia"

Carabiniere ricostruisce il colpo alla cooperativa agricola di Canino nel processo ai due malviventi: "Incastrati dalle numerose tracce lasciate"

Pistola in pugno fanno irruzione alla coop Doganella di Canino. "Hanno puntata la semiautomatica in faccia a due dipendenti intimandogli di tenere la testa basta e di non alzare lo sguardo", ricostruisce davanti al collegio dei giudici del tribunale di Viterbo il maresciallo capo del nucleo investigativo di Tuscania che ha effettuato gli accertamenti tecnico - scientifici sulla rapina a mano armata del 6 novembre 2020 alla cooperativa agricola di Canino.

In due a processo, difesi dagli avvocati Luigi Mancini del foro di Viterbo e da Antonio Ficarra di Termini Imerese. Sono D.G., 48enne siciliano recluso nel carcere di Caltanissetta da cui ha assistito all'udienza di ieri in videocollegamento, e A.N.S., 44enne viterbese agli arresti domiciliari. Quest'ultimo, in passato, aveva lavorato per la coop stessa. Sono entrati in azione intorno alle 18,30 dell'autunno di tre anni fa.

"Hanno sorpreso - testimonia il carabiniere - due dipendenti, un uomo e una donna, nel piazzale della cooperativa all'orario di chiusura, mentre stavano salendo in auto. Gli hanno levato cellulari e portafoglio con dentro documenti e un centinaio di euro, per poi costringerli a rientrare nella coop dove li hanno legati con delle fascette insieme a una terza vittima. A quel punto si sono fiondati sulla cassa, hanno rubato circa 1650 euro e si sono dati alla fuga".

A incastrare i due malviventi, arrestati nel 2022, le varie tracce, anche di Dna, lasciate sulla scena del crimine. "Abbiamo trovato - riporta il carabiniere - due scaldacollo, un cappello, un guanto in lattice e un mozzicone di sigaretta Marlboro. Ma anche impronte di scarpe e di pneumatici sull'asfalto bagnato dalla pioggia". Tutti reperti inviati al Ris di Roma per essere analizzati.

"Il profilo del 48enne - affrma il maresciallo capo - era già nelle banche dati. Ma distinguibile, per il fatto che è mancino, pure dai filmati delle telecamere. Il 44enne, invece, è stato individuato in un secondo momento, grazie anche agli stessi dipendenti della cooperativa che lo hanno riconosciuto dalla voce e dal parlare avendo lavorato cui lui in passato".

Quando i carabinieri sono arrivati alla cooperativa hanno trovato le vittime sotto shock. "Erano molto scosse e impaurite - ricorda il maresciallo capo -, tremavano e facevano fatica a parlare". Alla prossima udienza, fissata per il 12 settembre, saranno proprio loro a sfilare e testimoniare davanti ai giudici.

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