rotate-mobile
IL CASO / Palazzina / Via di Prato Giardino

Villa Brannetti, il gioiello del '700 diventato casa della monnezza: "Doveva essere un hotel di lusso"

La dimora storica, che affaccia su uno degli scorci più suggestivi della città, oggi si trova in uno stato degradato ed è pure in vendita

Villa Brannetti per anni ha rappresentato uno dei tanti esempi di architettura viterbese che hanno reso famosa la città. Un luogo caro ai cittadini, soprattutto quelli più anziani, che ancora lo ricordano quando era vivo di giorno e di sera. Oggi, purtroppo, la dimora storica appartenuta a diverse famiglie nobiliari è caduta letteralmente in disgrazia, ostaggio del degrado e dell’incuria. Per come è ridotta, la si può definire tranquillamente casa della monnezza.

Murales, erbacce, scritte fatte con la bomboletta sulle facciate, spazzatura e interni sporchi. Questo il biglietto da visita di Villa Brannetti nel 2024. Un’immagine triste che tuttavia si sposa con quelle che Viterbo offre attualmente, visto che questo non è l’unico immobile di pregio ad essere stato dimenticato. Ma com’è possibile che un gioiello dal valore inestimabile abbia fatto questa fine ingloriosa? La risposta è nel tempo, lungo, attraversato dall’ormai ex casa destinata a  nobili e aristocratici.

Costruita nel 1736 da Ubaldino Renzoli, venne abitata nel corso degli anni da importanti personaggi dell’altissima borghesia — su tutti dal principe Girolamo Pamphily - fino ad essere la residenza di una famiglia che ha scritto la storia di Viterbo, i Signorelli. Furono loro a riportare agli antichi fasti la villa, che poi venne rilevata da un’altra famiglia, quella che oggi le ha dato il nome: i Brannetti. Sulla scia di quanto fatto dai Signorelli, anche questi ultimi si adoperarono per rendere quella grande costruzione di via Pratogiardino in un luogo d’interesse per la comunità. Successivamente anche i Brannetti lasciarono e la dimora ebbe un ultimissimo sussulto una volta acquistata dalla famiglia Bagnaia. Come si evince, l’interesse verso questa perla che affaccia su uno degli scorsi più suggestivi del capoluogo venne palesato più che altro da grandi, ricche e potenti famiglie viterbesi. E, infatti, a cavallo tra gli anni ‘90 ed il terzo millennio, furono gli Emili a palesarsi per comprarla dai Bagnaia. Tuttavia, la trattativa non andò in porto e, alla fine, furono gli imprenditori Marcoccia e Confidati ad aggiudicarsi l’ambita villa. Tuttavia, il processo di decadimento era già iniziato e, nonostante gli esborsi economici per una ristrutturazione totale degli interni, alla fine anche i due imprenditori si arresero. Tanto che oggi l’edificio è in vendita, in cerca di un nuovo proprietario.

Villa Brannetti-4

Il Comune non puó intervenire sulla questione, visto che la villa è privata. Al massimo, l'amministrazione può mandare al proprietario una lettera per chiedergli di garantirne il decoro, nulla di più. Ma la residenza dei Brannetti, poco più di 20 anni fa, doveva essere riconvertita, come rivela un progetto presentato nel 1999, in una struttura alberghiera di medie dimensioni. "L'intervento - si legge nell'elaborato - prevede, oltre al restauro della stessa, un progetto di riqualificazione dei suoi spazi aperti di pertinenza, con realizzazione di una struttura alberghiera di medie dimensioni. A questa si attribuisce un ruolo di organizzazione della polarità periferica e di integrazione del manufatto di notevole pregio artistico al fine di individuarne un possibile uso attuale. L'edificio da destinarsi ad albergo ricalca planimetricamente le giaciture sedimentatesi nel tempo e connesse alle geometrie degli spazi aperti di pertinenza dell'antica villa: un corpo ad elle di tre piani, impostato sulla quota altimetrica della villa stessa, definisce, conclude e valorizza il dialogo con la fabbrica seicentesca realizzando una lunga prospettiva che termina nell'intersezione fra le due maniche di cui è composto. L'angolo del manufatto alberghiero è quindi completamente svuotato dando luogo a una sorta di enorme finestra urbana a tutta altezza che inquadra villa Brannetti rendendola otticamente parte della città e riscattandola da un isolamento derivato dal casuale e indisciplinato accrescimento della città a macchia d'olio".

Ad arricchire la vicenda alla quale è legata la decadenza della villa, poi, ci sono le parole di un ex investitore, che rivela: "La famiglia Emili aveva creato una società per azioni per rilevare dalla famiglia Bagnaia la proprietà dello stabile per farne un albergo a 4 o 5 stelle. Il progetto esecutivo è ancora presente in Comune, dove venne depositato all'epoca. Tutto però è naufragato per colpa della politica". Queste le ragioni del no: "La villa aveva un vincolo comunale, serviva dunque un cambio di destinazione d'uso che non fu mai concesso. A seguito di questo diniego non fu possibile realizzare l'albergo". Ma l’ex investitore si spinge oltre e parla anche di quanto sarebbe accaduto pochi anni dopo: "I successivi proprietari, noti imprenditori viterbesi, ottennero in un battibaleno il cambio di destinazione per uso alberghiero a cui però non dettero seguito ed ecco qua come è ridotta oggi. Ecco di chi è la responsabilità di questo e di mille altri scempi in questa città serva del potere". Tuttavia, dall’amministrazione fanno sapere che attualmente non sembra essere stata rilasciata alcuna autorizzazione, nemmeno quella per il cambio di destinazione d’uso. L’unica cosa che esiste, negli uffici comunali, è il progetto per fare di Villa Brannetti un grand hotel. Ma ora, a distanza di quasi trent’anni, è chiaro che l’elaborato andrà completamente rivisto.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Villa Brannetti, il gioiello del '700 diventato casa della monnezza: "Doveva essere un hotel di lusso"

ViterboToday è in caricamento