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Mercoledì, 19 Giugno 2024
SGARBI QUOTIDIANI

Vittorio Sgarbi rompe il silenzio: “Confesso, sono colpevole di aver scritto un libro”. E su Poggi…

L’assessore alla Bellezza torna a parlare mentre le inchieste su di lui continuano. Botta e risposta con il suo consigliere Ugo Poggi

“Sono stato demonizzato perché scrivo libri e faccio conferenze, reati gravissimi, devo ammetterlo”. Vittorio Sgarbi rompe il silenzio e torna a parlare del caso che lo riguarda. L’assessore alla Bellezza della giunta Frontini, sottosegretario alla Cultura del Governo Meloni, rischia infatti il processo per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte in quanto, ipotizza la Procura di Roma nell'indagine chiusa lo scorso 22 novembre, nel 2020 avrebbe acquistato un dipinto all'asta facendo figurare la fidanzata come acquirente e con denaro di una terza persona. L'intento, secondo l'accusa, sarebbe stato quello di mettere l'opera al riparo da eventuali aggressioni da parte del Fisco, con cui il politico e critico d'arte ha un debito per un totale di circa 715mila euro.

Ma non è tutto. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, l’Antitrust avrebbe allargato l’inchiesta anche su alcuni libri. “Apprendo - ha affermato Sgarbi nella sua ultima apparizione social - che l’authority starebbe effettuando verifiche sui miei libri. L’ultimo l’ho scritto su Michelangelo, mi dichiaro colpevole. Scrivere libri e venderli è una colpa e, siccome qualcuno li acquista, ho anche dei complici”. Il critico d’arte non nasconde l’amarezza: “Neanche ai tempi dell’Inquisizione. Credo che Vespa, Mattarella, Napolitano, Meloni e Sangiuliano siamo felici scrivere e di vendere libri. Io invece ho commesso un reato”. Per l’ex sindaco di Sutri, c’è un’attenzione fin troppo pressante nei suoi confronti: “Evidentemente qualcuno pensa che un buon sottosegretario non debba scrivere, parlare o anche solo essere presente perché sotto inchiesta. Mi risulta ormai comico che mi venga imputato tutto questo, ma l’inchiesta e le indagini continuano”. Insomma, Sgarbi sostiene di essere vittima di una reductio ad hitlerum: “Sono stato crocefisso. Confesso, sono colpevole di aver scritto un libro e sono incompatibile con la mia carica perché penso, scrivo, parlo e ho un’idea”. 

Effettivamente, la sua presenza social che ha contribuito in passato a creare e rendere noto il suo personaggio, ultimamente si è drasticamente ridotta. Da quando è sotto la lente d’ingrandimento della Procura e dell’Antitrust, Sgarbi non ha più fatto uscite sopra le righe. Ma i suoi profili continuano ad essere piuttosto attivi. Ad esempio, giusto ieri ha risposto a Fedez, il quale aveva detto che Morgan sarebbe un suo leccapiedi e che per questo avrebbe guadagnato notorietà. Ma prima ancora, un mese fa, lo scorso 3 novembre, Sgarbi aveva twittato: “Ringrazio Ugo Poggi per l’affettuosa attenzione con cui mi ha difeso suggerendomi le giuste risposte alla violenta aggressione di cui sono stato vittima. Lo rassicuro: la mia situazione fiscale è regolare. Oggi pago una rata di 70 mila euro della rottamazione”. Un messaggio che, tra le righe, sembrerebbe assumere i contorni di una reprimenda nei confronti del suo consigliere comunale eletto a Viterbo.

Tweet di Sgarbi su Poggi-2

Poggi, storico fotografo viterbese, è infatti capogruppo della lista sgarbiana Rinascimento. E, allo scoppio del caso, aveva più volte affermato come Sgarbi, dopo le elezioni, fosse letteralmente sparito dal capoluogo. "In un anno è mezzo si è presentato rarissime volte - ha detto Poggi al Fatto Quotidiano -. La città è stata abbandonata da Vittorio Sgarbi. Magari è presente per le mostre, è il suo lavoro. Però i consiglieri comunali sarebbero contenti di vederlo più spesso, se vuole fare l'assessore". La cosa importante, secondo il suo capogruppo, è però un’altra: “Si metta a posto con l'Agenzia delle Entrate". Dichiarazioni che, a quanto pare, non sono piaciute a Sgarbi. Del resto, essendo già sotto il fuoco incrociato dei magistrati e del ministro Sangiuliano, si aspettava che almeno dai suoi non arrivassero ulteriori parole fuori posto. 

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