IL DOSSIER

Beni confiscati alle mafie, a Viterbo ce ne sono 37: "Molti sono ancora da assegnare"

Report della Rete degli studenti medi insieme a Cgil e Libera. Alla presentazione assente la Regione Lazio

In tutto il Lazio ci sono quasi mille beni confiscati alle mafie, ma solo il 49% dei comuni ha pubblicato l'elenco degli immobili a disposizione. E molti sono ancora da assegnare ad associazioni e altri enti. A farlo sapere è la Rete degli studenti medi del Lazio, che in collaborazione con la Cgil di Roma e del Lazio e Libera ha presentato il report "Qui la mafia ha perso". 

I beni confiscati alle mafie a Viterbo e nel Lazio

Innanzitutto i numeri. Secondo la ricerca presentata il 2 marzo nella sede della Cgil a Roma, nella Capitale sono stati confiscati 552 beni tra appartamenti, negozi, magazzini e garage. A Latina 229, a Frosinone 112, a Viterbo 37 e a Rieti 7. In totale 938, 183 dei quali sono a uso governativo. Ma come fa sapere Tullia Nargiso della Rete "sono ancora tanti in questa regione i beni confiscati non riassegnati, e la Regione deve investire su questi beni perché siano ristrutturati e riassegnati alle organizzazioni che vogliono dargli una valenza sociale. I Comuni, invece, devono rendere pubblici i dati sui beni confiscati e iniziare un lavoro capillare per restituire questi spazi alla collettività".

Solo il 49% dei comuni ha pubblicato l'elenco

La mancanza di trasparenza, infatti, rende più difficile l'opera di tracciamento dei beni: "Così è difficile - spiega il dossier - per questo vogliamo rendere la mappatura accessibile. L'obiettivo è far conoscere questi spazi, affinchè gli si dia una nuova forma e vengano messi realmente a disposizione per la comunità". In tutta Italia, 5 immobili su 10 sono ancora da destinare e su 1076 comuni monitorati, destinatari dei beni da parte dell'Agenzia nazionale che li custodisce, 670 non pubblicano l'elenco sui loro siti internet. Nel Lazio "la situazione non è delle migliori: solo il 49% dei comuni pubblica l'elenco dei beni confiscati alle mafie nel proprio territorio" e questa mancanza di accessibilità impedisce "una fruibilità totale a chiunque volesse informarsi e, in caso, utilizzare questi beni, oltre a rispondere con coerenza alle disposizioni di legge sul tema della trasparenza".

Le proposte degli studenti 

"L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata - propongono gli studenti - può mandare un documento di indirizzo da inviare a tutti gli enti destinatari di beni confiscati con le modalità di pubblicazione e sui contenuti degli elenchi da pubblicare". Poi è necessaria "la piena accessibilità delle informazioni sui beni sequestrati e confiscati e la promozione di percorsi di progettazione partecipata del terzo settore e di monitoraggio civico dei cittadini". Le politiche di coesione e i fondi correlati "devono essere uno strumento di emancipazione e di sviluppo per le comunità", oltre all'assegnazione "di adeguati strumenti e risorse agli uffici giudiziari competenti e all'Agenzia nazionale in tutto il procedimento di amministrazione dei beni, prevedendo il raccordo fra la fase del sequestro e della confisca fino poi alla destinazione finale del bene ed assicurando il necessario supporto agli enti locali".

Regione assente alla presentazione

Stoccata polemica del segretario generale della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, che si è rivolto ai presenti tirando in ballo Comune di Roma e Regione, assenti alla presentazione del dossier. "Meritavate un'attenzione diversa da parte delle istituzioni - le sue parole -, che sono state invitate e dovevano essere qui con voi a ragionare delle vostre proposte. Ci faremo sentire col Comune di Roma e la Regione perchè hanno la responsabilità di fare perdere sempre le mafie a Roma e nel Lazio". Di Cola non ha risparmiato una stiletta al Campidoglio e all'ente presieduto da Francesco Rocca. In platea, ad ascoltare l'attacco a Comune e Regione, c'era l'ex governatore del Lazio e deputato Pd, Nicola Zingaretti. "Il sostegno alle iniziative per la riqualificazione e l'attribuzione dei beni confiscati deve essere una battaglia di tutti, non può essere lasciata solo alle associazioni e ai ragazzi - ha proseguito Di Cola -.Per questo ci aspettiamo che il Comune e la Regione facciano atti concreti, perché il riutilizzo dei beni confiscati produce il miglioramento delle comunità territoriali, della vita delle persone, in molti casi salva vite umane e il lavoro".

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