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Sabato, 22 Giugno 2024
EMERGENZA CINGHIALI

Cinghiali, perché il Comune è in ritardo con gli abbattimenti: “La Regione non ci finanzia, smaltirne uno costa 1000 euro”

La prima cittadina spiega i motivi dietro all’attuazione del piano di abbattimenti. Tra le soluzioni anche un’app per i cittadini

Secondo la Asl, per poter arginare il problema dei cinghiali deve esserci una riduzione di almeno l’ l80% dei capi in 4-5 anni. Questo significa una sola cosa: abbattimenti, di massa o selettivi che siano. Esattamente un anno fa, la Regione Lazio - per fronteggiare la peste suina - ha autorizzato gli enti locali a ricorrere a questi metodi di contenimento ma, per quel che riguarda Viterbo (dove i cinghiali sono sicuramente più di mille solamente nelle aree periurbane), qualcosa sembra non aver funzionato. Un ritardo, o meglio, una falsa partenza del Priu (piano per l’eradicazione della peste suina) apparentemente inspiegabile nonché deleterio per la città. A spiegare da cosa sono causati i ritardi ci ha pensato il sindaco Chiara Frontini, ieri, in Consiglio comunale.  

Per la precisione, Viterbo è in ritardo di oltre un anno. La Pisana ha infatti autorizzato gli abbattimenti nel luglio 2022 ma Palazzo dei Priori ha comunicato di aderire solo quest’estate a cavallo tra luglio e agosto. In un anno, gli ungulati hanno continuato a scorrazzare liberamente per la città senza che nessuno intervenisse. “Noi - ha spiegato Frontini - abbiamo richiesto il Priu ma si tratta dell’ennesimo scarico di responsabilità che riguarda non la giunta Rocca ma quella precedente di Zingaretti. Nessuna risorsa è stata messa a disposizione dei comuni per applicare il piano, un atteggiamento un po’ deresponsabilizzato così da scaricare sugli enti locali l’ennesima problematica da gestire senza dare gli strumenti adeguati. Pagheremo solo noi, come Comune, e soprattutto i cittadini, perché le risorse necessarie dovremmo sottrarle ad altre azioni. La Regione è in emergenza e ci dice di sbrigarcela con delle armi spuntate. Tra l’altro, questa situazione emergenziale si è venuta a creare dopo anni di menefreghismo da parte delle istituzioni”. 

Tuttavia, Frontini rivendica il fatto che l’emergenza cinghiali è stata una delle prime fronteggiate dalla sua amministrazione: “Il percorso è partito dall’igiene urbana, con la modifica dei giorni e degli orari di pulizia nelle zone maggiormente colpite. Un piano di riassetto da 800 euro a settimana, non proprio una sciocchezza, necessario per la ripulitura di quel che cade a terra quando i cinghiali fanno le loro scorribande”. E, per la prima cittadina, alcuni risultati sono stati anche portati a casa: “Ad eccezione di alcune situazioni al limite, tutte le altre si sono risolte con l’ancoraggio dei mastelli come in via Belluno e nella parte alta di via Genova”. C’è il rovescio della medaglia: “Dove i cittadini hanno seguito i nostri consigli il problema della pulizia da dover ripetere non c’è più stato. Dove non sono stati adottati questi accorgimenti, purtroppo, il problema persiste”. E poi, nel frattempo la giunta ha richiesto il Priu: “A Viterbo nessuno ha mai avuto questa competenza sui cinghiali, non ci sono agronomi negli uffici in grado svolgere compito. Quindi ci siamo confrontati col professionista che ha redatto il piano per la Regione l’11 agosto e abbiamo attivato la convenzione con l’Unitus per stilare il nostro piano e renderlo più strutturato non badando soltanto agli abbattimenti ma pensando ad esempio anche ad un’app per monitorare la presenza dei cinghiali nelle varie zone. Inoltre, abbiamo pensato di riutilizzare la carne dei cinghiali abbattuti laddove possibile”. 

Guai a dire che il Comune naviga a vista: “Nessuno - dichiara il sindaco - ci sta dormendo sopra a questa questione”. Certo è, però, che esistono dei problemi. Uno in particolare abbastanza grave, complice dei ritardi: “Le ditte che affittano le gabbie spesso sono disincentivate ad operare per le amministrazioni perché vengono minacciate ed intimidite, addirittura ci sono stati ingressi nelle aziende. Nessuno di loro ha intenzione di aiutare il Comune”. Però, come detto, si continua ad intervenire sulla pulizia e l’igiene: “Tutte le verifiche effettuate nella zona di via Genova hanno portato a riconoscere 56 proprietà private di cui 38 dovevano provvedere alla pulizia dei terreni e 18 sono state sanzionate. Un aumento del 30% per quel che riguarda le multe. C’è poi anche la non educazione, visto che di fronte ad una nota pizzeria abbiamo dovuto distruggere una mangiatoia artigianale da cui i cinghiali si cibavano”. 

Per concludere, a ViterboToday, Frontini rimarca la necessità di un intervento dall’alto: “Il Comune più di questo può fare, ma depauperando le casse. Visto che la Regione non contribuisce economicamente, noi dovremmo abbattere 200 cinghiali circa. Incenerirne uno solo costa mille euro, vuol dire che ci servono almeno 200mila euro. Purtroppo l’emergenza è nazionale, da Benevento alla Brianza, e forse sarebbe il caso che il Governo prenda provvedimenti”.

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