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Cronaca Soriano nel Cimino

Omicidio Bramucci, il Riesame: "Elisabetta Bacchio ha fatto uccidere il marito per soldi"

La vedova del 57enne ucciso a Soriano nel Cimino ha chiesto la scarcerazione ma il Riesame ha detto "no": "Per denaro potrebbe tendersi autrice di altri reati violenti"

"Elisabetta Bacchio ha fatto uccidere il marito Salvatore Bramucci per soldi". La vedova del 57enne ucciso a colpi di pistola il 7 agosto 2022 a Soriano nel Cimino e reclusa nel carcere femminile di Civitavecchia dallo scorso 26 settembre, ha chiesto la scarcerazione. Ma il Riesame ha detto "no", definendola, nelle tredici pagine dell'ordinanza, "scaltra e senza scrupoli".

La donna è ritenuta l'ideatrice e la mandante del delitto, "per motivi - scrivono i giudici del tribunale della libertà - essenzialmente economici". E "per denaro" potrebbe "tendersi autrice di altri reati a base violenta". "Il progetto di Bramucci di lasciare definitivamente l'Italia per trasferirsi all'estero portando al seguito tutte le sue disponibilità illecitamente accumulare (quando è stato ucciso stava finendo di scontare ai domiciliari una condanna per usura ed estorsione, ndr) ha indotto la moglie - si legge nell'ordinanza - a vedere nella morte del marito l'unico modo per impedirgli di lasciare lei e i figli, il primo all'epoca appena maggiorenne e il secondo minorenne, senza alcuna risorsa economica".

Il 18 dicembre prossimo Elisabetta Bacchio comparirà davanti alla corte di assise di Viterbo per l'inizio del processo con giudizio immediato. Il pm Massimiliano Siddi è pronto a chiedere la riunione con il procedimento, già in corso, che vede imputati la sorella nonché cognata della vittima Sabrina Bacchio (ritenuta ideatrice e organizzatrice del delitto) e i due presunti killer Tonino Bacci e Lucio La Pietra.

"Il progetto omicidiario, maturato - ripercorre il Riesame - nel contesto di una situazione familiare pesantemente compromessa dalle condotte violente e sopraffattorie di Bramucci e consolidatosi una volta appresa l'intenzione del coniuge di abbandonare la famiglia trasferendosi a Tenerife con il "tesoretto" accumulato nel tempo grazie ai traffici delittuosi, ha visto l'indagata coinvolgere la sorella Sabrina affidandole il nevralgico compito di reclutare una serie di soggetti, grazie all'opera dell'amico di vecchia data Tonino Bacı, con i quali ha poi curato le fasi organizzative ed esecutive dell'agguato mortale. Nel corso della preparazione del delitto, l'indagata si è sovente interfacciata, attraverso la sorella, con Bacci, fornendo informazioni riservate sulle abitudini di vita del coniuge, rivelatesi essenziali in ottica organizzativa e determinanti per la realizzazione del reato".

"No" alla scarcerazione di Elisabetta Bacchio anche per "la sussistenza - secondo il Riesame - di un concreto e attuale pericolo di recidiva, desumibile dalle modalità e circostanze del gravissimo fatto delittuoso, frutto di lucida e ponderata pianificazione da parte della ricorrente, e dalla personalità dell'indagata. È elevato il pericolo che Bacchio si renda autrice di fatti analoghi, essendosi dimostrata capace, per denaro, di ideare e organizzare l'agguato omicidiario". Ai domiciliari, ad esempio, potrebbe "profittare dei margini di libertà assicuratile per tendersi autrice, per denaro, di altri reati a base violenta. In danno, ad esempio, di soggetti ritenuti debitori del coniuge o in possesso di parte del "tesoretto" di Bramucci.

Ma non solo. "Sussiste - sempre per il Riesame - altresì un concreto e attuale pericolo di inquinamento probatorio, avendo la ricorrente lucidamente cercato, con le dichiarazioni rese, di direzionare in qualche misura le indagini. Non è affatto congetturale che possa ostacolare lo sviluppo delle indagini ancora in corso intervenendo su altri soggetti potenzialmente coinvolti, a vario titolo, nella vicenda e tutt'ora a piede libero".

Sul tema del depistaggio i giudici del tribunale della libertà ripercorrono: "Se inizialmente si era rivolta ai militari forse perché intenzionata a cercare di "neutralizzare" il coniuge attraverso le forze dell'ordine fornendo notizie sui suoi affari illeciti, successivamente, resasi conto dell'infruttuosità del tentativo (essendo state le notizie da lei fornite ritenute tali, per genencità e frammentarietà, da non consentire l'avvio di alcuna attività investigativa nei confronti di Bramucci), abbia agito con l'intenzione di sviare le future indagini indirizzandole verso piste diverse da quella "familiare". Intenzione coltivata anche con le prime dichiarazioni rese dopo l'omicidio, dettate dalla finalità di celare il suo ruolo e fugare ogni possibile sospetto su un suo coinvolgimento nella vicenda criminosa e di indirizzare le indagini, in particolare, verso gli ambienti criminali legati all'usura".

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