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IL CASO / Caprarola

Foibe, la fake news del sindaco di Caprarola dopo il post negazionista: la canzone non è fascista

Angelo Borgna, primo cittadino di Caprarola, non ha solo condiviso frasi negazioniste (ancora presenti sul suo profilo) sull'eccidio delle foibe. La canzone a cui faceva riferimento risale ai primi del '900

Molto spesso il negazionismo e le fake news vanno di pari passo. Questo vale per la Shoah, sulla quale se ne sentono di ogni, ma anche per le foibe. Ne sa qualcosa il sindaco di Caprarola, Angelo Borgna, che in un colpo solo è riuscito a condividere sia delle frasi negazioniste che una notizia chiaramente tarocca. Nel frattempo il post è ancora in “bella” mostra sulla sua bacheca pubblica, a distanza di dieci giorni, e non è stata ancora presentata una mozione di sfiducia nei suoi confronti. A chiedergli di abbandonare la carica è stata soltanto CasaPound che, con uno striscione, ha contestato le sue dichiarazioni. Nel frattempo, nei commenti, diversi cittadini hanno attaccato il sindaco caprolatto. Anche con toni minacciosi, purtroppo. 

Ripercorriamo i fatti partendo, ovviamente, dall’inizio. Lunedì 12 febbraio Borgna, sul suo profilo Facebook, condivide un post nel quale c’è scritto a caratteri cubitali: “I primi e maggiori infoibatori furono i fascisti repubblichini”. Il testo prosegue: “Il primo ‘storico’ foibologo fu un infoibatore e torturatore dei più feroci, Luigi Papo. Chi parla e addirittura spende i nostri soldi con sceneggiati bugiardi, studi i documenti storici”. Alla faccia. Oltre alla didascalia, c’è anche il testo di una presunta canzone patriottica pisinese che viene descritto così: “Quando i fascisti insegnavano ai bambini italiani che gli slavi andavano infoibati”. Borgna, sostanzialmente, suggerisce di “studiare i documenti storici”. Peccato che lui non abbia avuto lo stesso scrupolo nel pubblicare sul suo profilo un’enorme bufala.

Il post negazionista condiviso dal sindaco di Caprarola sul suo profilo Facebook-2

La canzone pisinese che, secondo il sindaco, sarebbe stata utilizzata “dai fascisti per insegnare ai bambini che gli slavi andavano infoibati”, in realtà, non c’entra assolutamente nulla con repubblichini e squadristi. Fa parte, infatti, di un vecchio canto popolare istriano scritto da Guido Giorgeri nel 1902 (20 anni prima della marcia su Roma e 12 anni prima della Grande Guerra), presentato successivamente nel 1983 da Francesco Semi nel libro 'El Parlar Neto E S'ceto De Capodistria'. Sarebbero bastate delle brevi verifiche per appurarlo, eppure Borgna si è guardato bene dal farlo. E come lui anche chi ha condiviso il suo post come Ugo Nardini, ex presidente della Provincia e sindaco di Acquapendente sotto le insegne del Pci. Partito che, notoriamente, non è mai andato d’accordo con la narrazione ufficiale sulle foibe. 

Insomma, negazionismo allo stato puro con l’aggiunta di una bella fake news. Il tutto fatto da un sindaco che, oltre ad intascarsi un lauto compenso dallo Stato, dovrebbe rappresentare tutti i cittadini. Ad oggi Borgna non si è scusato pubblicamente e nessuno ha chiesto le sue dimissioni. Una condanna, forte, è arrivata da Fratelli d’Italia, ma dagli altri partiti nulla. Nemmeno il Partito Democratico, di cui il sindaco fa parte, si è pronunciato sulla questione. Eppure i dem, sempre in prossimità del giorno del ricordo, avevano attaccato un altro sindaco (Matteo Amori di Sutri) per non aver dato, a parer loro, sufficiente spazio alle commemorazioni per la Shoah. È proprio il caso di dirlo: due pesi e due misure. Peccato che di mezzo ci siano migliaia e migliaia di morti innocenti che ancora oggi, a distanza di ottant’anni, non riescono a trovare pace. Anche e soprattutto a causa dei vari Borgna e Nardini sparsi in tutta Italia. 

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