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IL CASO

Salta il film di propaganda russa sulla guerra in Ucraina. Budano dei Costa volpara, promotore della proiezione: "È censura"

Il teatro San Leonardo sulla pellicola "Il testimone": "Abbiamo ritenuto opportuno di non procedere alla proiezione, consapevole che il film potesse risultare controverso"

Salta la proiezione del film russo "Il testimone". A sollevare la questione sulla pellicola di propaganda filoputiniana sulla guerra in Ucraina era stato Giacomo Barelli, coordinatore nazionale della Buona destra e membro dell'assemblea nazionale di Azione, che aveva definito "inopportuna" la proiezione al teatro San Leonardo di Viterbo, chiedendo "ai gestori, alla curia vescovile (proprietaria dei locali, ndr) e a tutte le autorità competenti, a partire dalla sindaca Chiara Frontini, di intervenire per la cancellazione della concessione all'associazione per la proiezione del film".

In seguito all'appello, è intervenuto direttamente il teatro San Leonardo. "Posto che l'evento non è mai stato comunicato e reso ufficiale attraverso i canali social del teatro - viene spiegato in una nota -, si intende sottolineare che il teatro San Leonardo, ricevuta la proposta, ha poi ritenuto opportuno non procedere alla proiezione, consapevole che il film potesse risultare ai più controverso". E ancora: "Il teatro San Leonardo, del tutto lontano da un agire e da intenzioni politiche, ha sempre sposato un atteggiamento di apertura e di contestazione consapevole e critica nei riguardi delle proposte culturali, partendo dal presupposto che in ogni caso la consapevolezza di ciò che si contesta è espressione di un pensiero libero e democratico".

Nei giorni scorsi la proiezione del "Testimone" era stata annunciata sui social, con tanto di manifesto da cui si apprende che l'evento era previsto per il pomeriggio di domenica 18 febbraio e sarebbe stato introdotto da Antonello Giovanni Budano dei Costa volpara e avrebbe avuto gli interventi di Vincenzo Lorusso e Andrea Lucidi, giornalisti freelance italiani che lavorano nel Donbass. Lucidi, come evidenziato da Barelli, "con posizioni anti Ucraina, è già stato oggetto di un'interrogazione parlamentare per la sua partecipazione, "paradossale" secondo il governo, a un evento ospitato dall'ambasciata italiana a Mosca".

Il manifesto era stato rilanciato sia sul profilo X (Twitter) di Lucidi che su quello Donbass Italia, il cui sito internet propone "video, documentari, interviste e reportage dal Donbass" sotto il claim "tutte le notizie censurate nel democratico Occidente". Ma prima ancora era stata condivisa su Facebook da Budano dei Costa volpara che, inoltre, faceva sapere che era "una iniziativa di mia cura" e ringraziava il teatro San Leonardo "per la disponibilità e lo slancio pluralista".

Ieri, dopo l'appello di Barelli, Budano ha scritto: "Puntuale come una cambiale, è stata ufficializzata la richiesta di censura del film "Il testimone". Troppo tardi, poiché i gestori del teatro, evidentemente resisi conto di trovarsi nel 1938 e non nel 2024, hanno provveduto, scusandosi, a disdirmi la data nella serata precedente. Tutta la mia solidarietà".

Poi aggiunge: "È arrivato il momento del mea culpa per aver violato evidentemente qualche comma dell'articolo 21 della Costituzione (libertà di manifestazione del pensiero) che non ho trovato, per non aver considerato la dichiarazione di guerra del presidente della Repubblica consegnata all'ambasciatore di Russia che non è stata fatta, per aver violato le regole del giardino dell'Occidente che nessuno ha mai scritto, regole di volta in volta fatte sotto dettatura (dal latino tardo dictatura; confronta dittatura). Per non violare qualche altra "regola", ho oscurato il volto del soggetto di cui alla richiesta di censura (Barelli, ndr) onde evitare di ledere l'eventuale sensibilità del pubblico. Mi recherò quanto prima dal vescovo a chiedere di essere confessato al fine di purificare i miei peccati".

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