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Cronaca

INTERVISTA alla ex fidanzata di Rudy Guede: "Mi ha rovinato la vita. Io sottomessa, umiliata, violata"

Parla a ViterboToday la ragazza viterbese che accusa il 36enne di violenza, maltrattamenti e lesioni: "Mi ha detto: Se mi denunci, mi uccido"

"Maltrattamenti e violenze? Sono cominciati dall'inizio della relazione. Ma io non li ho capiti e lo giustificavo e perdonavo. Anche quando mi lasciava i lividi sul corpo, arrivando addirittura ad auto-incolparmi". La 23enne viterbese che ha denunciato Rudy Guede parla a ViterboToday. A fatica ripercorre, affiancata dall'avvocato Francesco Guido, il fidanzamento con il 36enne già condannato per l'omicidio di Meredith Kercher e che ora ha il braccialetto elettronico con divieto di avvicinamento alla ex. "Mi ha distrutta, sottomessa, umiliata, violata. Non voglio che un'altra donna viva ciò che ho passato io".

Ha denunciato Guede dopo due anni di relazione...
"Sì. È stato un percorso personale difficile e faticoso, che ho affrontato da sola. Ho sofferto e soffro ancora oggi. C'è stato anche chi si è allontanato da me. Tranne una mia amica, che mi è sempre stata di supporto aiutandomi ad aprire gli occhi. È anche grazie a lei, e all'aiuto di una psicologa, che ora ho tutta questa forza. Ho capito che quello che ho subito non è stato giusto e alla fine sono riuscita a mettere me prima di tutto. Ma ho avuto paura, ed è pure per questo che ho ritardato a denunciare".

Ha avuto paura di una reazione di Guede?
"C'è stato un momento in cui ho avuto davvero paura di lui. Ha provato a non farmi parlare e a non farmi sporgere denuncia, forte del fatto che io in due anni di relazione non ho mai reagito ai suoi comportamenti. Ma ho anche avuto paura di non essere creduta, paura che ho ancora oggi. Mi sono chiesta: E poi che mi succede? Cosa dirà e penserà di me la gente? Ma c'è anche dell'altro...".

Prego...
"Non ho denunciato subito anche perché lui mi ha detto che, pur di non tornare in carcere, si sarebbe ucciso. Per me è stato terribile. Poi, davanti al giudice, avrebbe ribaltato la situazione, sostenendo che avrebbe avuto difficoltà a lasciarmi per paura di miei gesti. Non è vero neppure che sia stato lui a interrompere la relazione. Sono stata io a dire basta perché mi stava prosciugando. Io l'ho interrotta perché non volevo che continuasse a rimanermi accanto. E lui mi è venuta a cercare, anche sul posto di lavoro, e mi ha riempito di messaggi e telefonate, finché non ho bloccato il suo contatto".

Chi è Rudy Guede?
"Non saprei. All'inizio si è mostrato come una persona pulita, gentile, dedita agli altri e che si prodigava ad aiutare il prossimo. Non mi sarei mai innamorata di una persona cattiva o che si mostrava in grado di fare ciò che poi mi ha fatto. È stata la mia prima relazione. Una relazione, purtroppo, non sana. Aveva il controllo su di me, che ha provato a mantenere anche dopo che ci siamo lasciati. Mi ha sempre sottomesso, non solo mentalmente ma anche non permettendomi di portare avanti le mie passioni. Sia per le difficoltà fisiche per quello che succedeva quando eravamo soli, sia perché dovevo sempre mettere le sue necessità e i suoi interessi al primo posto".

I maltrattamenti e le violenze che denuncia quando sono iniziati?
"In realtà da subito, ma io non le ho comprese. Ci sono state discussioni importanti, mancanze di rispetto e delle azioni per cui poi mi chiedeva scusa e che io giustificavo sempre. Gli ho dato tante possibilità, pensando che non l'avrebbe più fatto. E, purtroppo, ho continuato a perdonarlo anche quando mi lasciava i lividi, arrivando addirittura ad auto-incolparmi per le sue reazioni. Reazioni all'inizio più velate, ma che poi sono diventate sempre più grandi e forti".

Sempre più violento?
"Io non ho denunciato botte, ma lesioni conseguenti a spintoni e a tentativi di strozzarmi per tenermi ferma. Poi sputi, violenze, lividi che non possono essere compatibili con cadute da cavallo come lui sostiene. Anche perché c'erano i segni delle dita, che non possono che essere ricondotti a percosse".

Come ha conosciuto Guede?
"Frequentando la biblioteca del Centro criminologico dove lui lavora, ma molto tempo prima dell'inizio della nostra relazione. Mi avevano colpito dei suoi lavori con la carta, che mi piacevano molto. Durante la pandemia sono andata a studiare fuori Viterbo poi, una volta ritornata, l'ho rincontrato al lavoro e da lì è iniziata la relazione. Non aveva ancora finito di scontare la pena per il caso Meredith ma io non sapevo assolutamente chi era. Non sapevo neppure avesse un rientro e degli orari".

Quando ha saputo del suo passato?
"Quando me l'hanno raccontato persone a me vicine. È stato difficile e sono rimasta sorpresa, perché mi aveva solo accennato di essere stato in carcere ma senza approfondire la questione. Quando ho saputo e sono andata a parlargli, lui mi ha anticipata raccontandomi quanto successo in modo molto basilare e chiedendomi di non fare troppe domande perché era un passato doloroso. Gli ho creduto e gli ho dato la possibilità di dimostrarmi chi era davvero".

Si è sentita tradita?
(Parla con il magone, ndr) "Mi sono sentita tradita, violata, distrutta. Ho lottato per lui, anche contro chi pensa cose brutte. Mi sono sentita dire: Ti sei messa con uno stupratore. E io l'ho sempre difeso, gli ho sempre detto che per lui c'ero. L'ho protetto, fino a quando la sua personalità non è uscita fuori contro di me. Non so se è dovuta al suo passato o se sia la sua indole. So solo che con lui volevo davvero creare qualcosa di bello, ma alla fine mi sono trovata a dover lottare per stare bene. Ora non sto bene, sto malissimo. Non riesco più a dormire, mi ritornano alla mente tutte le cose successe, non riesco più a fidarmi di un altro uomo".

Nonostante tutto ha trovato la forza di denunciare...
"L'ho fatto anche perché non capiti a un'altra donna ciò che ho passato io. Bisogna denunciare, magari chiedere anche aiuto a un centro antiviolenza come nel mio caso e a uno psicologo. Non c'è da vergognarsi. Anche a lui avevo proposto di rivolgersi a uno psicologo, facendo pure delle sedute di coppia, ma non c'è stato nulla da fare. Quando si denuncia bisogna metterci una forza immane, perché sono tanti i momenti brutti che ci si ritrova a vivere. Ed è veramente pesante trovare il coraggio per andare avanti. Ma posso sollevare un'altra questione?".

Dica...
"Cosa offre la società a chi esce dal carcere? Guede non ha fatto un percorso di reinserimento. Sul tema c'è una grossa problematica che andrebbe ammessa. Non c'è stato nessuno che lo abbia seguito, non ha avuto un supporto psicologico, anche obbligatorio, che potesse aiutarlo. Ha avuto tante difficoltà nel reinserimento, che mi hanno portata a giustificare il male che mi faceva. Chi esce dal carcere deve tornare cambiato, non che nel giro di qualche anno rovini la vita a un'altra persona. Io, pur avendo trovato la forza, mi sento rovinata e distrutta nella mia quotidianità".

Il suo dispositivo collegato al braccialetto di Guede è stato attivato?
"Finalmente ora ce l'ho e funziona: ieri mattina ha anche suonato e le forze dell'ordine mi hanno subito contattata. Ma è stato un falso allarme diciamo".

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