CARCERE

Omicidio a Mammagialla, la vedova di Salvaggio: "Strangolato in cella da uno squilibrato sotto gli occhi chiusi di tutti"

Lucietta Carnazzo, moglie del detenuto ucciso il 19 dicembre scorso, chiede giustizia: "Nessuno ha monitorato il suo assassino, aspetto ancora delle scuse da parte dello stato". Presentato un esposto

"Qui le condizioni di vita sono pessime, denigranti e irrispettose dei diritti dei detenuti. C'è freddo la sera, la struttura è fatiscente, le condizioni igieniche lasciano a desiderare e i detenuti sono senza regole". Alessandro Salvaggio lo avrebbe detto alla moglie un mese prima di morire. Ucciso nel carcere di Mammagialla dal compagno di cella Tsvetkov Krasimir Ilyianov, che lo ha strangolato la sera del 19 dicembre scorso.

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"Mio marito è stato strangolato in cella da uno squilibrato sotto gli occhi chiusi di tutti", denuncia la donna, Lucietta Carnazzo, tramite Repubblica. Ha presentato anche un esposto in procura sulla morte di Salvaggio per chiedere giustizia. È scritto: "La notte del 20 dicembre 2023, verso le 00,10, ho ricevuto una chiamata dal carcere. Venivo informata che il giorno 19 verso le 22,05 mio marito, "a seguito di una lite" con il compagno di cella, era stato ucciso dallo stesso".

Dall'autopsia sarebbe emerso che sul collo di Salvataggio c'era un solco mentre sul suo corpo e su quello dell'aggressore nessuna ferita. "Mi sembra strano - evidenzia la donna - che l'assassino di mio marito lo abbia strangolato con una corda, perché all'interno della cella non dovrebbero esserci di regola". E ancora: "Nessuno ha monitorato il suo assassino. Aspetto ancora delle scuse da parte dello stato".

Salvaggio, di origini siciliane, aveva 49 anni. Era di Barrafranca, in provincia di Enna, e negli ultimi anni aveva girato diversi penitenziari. Fino ad arrivare a Mammagialla dove stava scontando una condanna per evasione. "Attorno all'omicidio di mio marito – afferma Carnazzo tramite Repubblica – regnano omertà e mistero, consistenti nelle notizie apparentemente fuorviami e imprecise che mi sono state date a fatto successo e nella assoluta indisponibilità dell'istituto penitenziario di Mammagialla a discutere della tragedia in questione".

Il compagno di cella di Salvaggio qualche giorno prima dell'omicidio avrebbe preso a calci gli armadietti e le porte della cella. "Ma nessuno lo ha spostato in isolamento o lo ha monitorato", sottolinea l'avvocato Giacomo Luca Pillitteri, che assiste la vedova e i figli della vittima.

"È inaudito – prosegue il legale – che un detenuto che sconta la propria pena in carcere, e che prima di essere tale è un individuo, un cittadino e un marito, un padre, un figlio, non debba ricevere da parte degli organi preposti al controllo e alla gestione dell'istituto una minima tutela della propria salute e della propria incolumità e debba pagare con la vita il frutto di errate scelte organizzative e gestionali".

"Con la famiglia – conclude l'avvocato Pillitteri – auspichiamo che la morte di Salvaggio accenda un faro sulla drammatica situazione delle carceri italiane e sui detenuti reclusi troppo spesso dimenticati e costretti a delle condizioni di vita indicibili".

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